Omicidio Sula, Samson scrive alla madre dal carcere: “Sono stato un problema per te”

Il 23enne reo confesso del femminicidio della studentessa ternana e invia una nuova, struggente lettera alla madre e al padre: parole intrise di pentimento, memoria e dolore

“Ciao mamma, mi dispiace di essere stato un grosso problema per te”. Con queste parole si apre l’ultima lettera inviata dal carcere da Mark Antony Samson, il 23enne che ha confessato l’uccisione dell’ex fidanzata Ilaria Sula, la giovane ternana di 22 anni trovata morta a fine marzo. La missiva, indirizzata ai genitori del ragazzo, è stata scritta nelle ultime ore dal penitenziario romano di Regina Coeli e riportata da La Repubblica. Si tratta del secondo scritto inviato da Samson dal carcere: la prima lettera era stata destinata ai pubblici ministeri e conteneva un racconto dettagliato del delitto.

La lettera, redatta in lingua tagalog (quella parlata nelle Filippine) ha un tono fortemente vittimistico e introspettivo. Samson si rivolge in particolare alla madre, Nors Manlapaz, attualmente indagata per concorso in occultamento di cadavere, con parole di disperazione e amore:
“Mamma anche se il mondo mi umilia, mi insulta, mi calpesta tu sei tutto per me”, scrive, rievocando un legame che, a suo dire, è stato il punto fermo nella sua vita. Ammette la propria mancanza di gesti d’affetto concreti: “Mi hai dato tutto, tutto quello che volevo, ma non ti ho fatto nemmeno un piccolo regal”».

“Ora non so se avrò mai il tempo di darti amore, tutto l’amore che non ti ho dato in questi 23 anni della mia vita” lasciando intravedere un desiderio, forse tardivo, di riscatto e riconciliazione. Emerge la  speranza di ricucire i legami familiari “Se ci sarà ancora la possibilità di legare tra noi tre, non sprecherò questa opportunità”.

Il pensiero sul padre: un’ancora di ispirazione

Nella seconda parte della lettera, Samson si rivolge al padre, evocando ricordi familiari d’infanzia e momenti di serenità condivisa: “Ti ricordi l’aquilone che facevamo volare fuori casa? O quando compravamo i biscotti e davamo da mangiare ai pesci a Villa Ada?”.

Il giovane definisce il padre «il campione della mia vita» e riconosce i suoi sacrifici: “Continui a lavorare sodo. Spero che un giorno sarò come te”. Un passaggio che, nonostante il contesto, suona come un tributo sincero e un’ammissione di stima. Conclude ringraziandolo per la presenza costante:
“Non mi hai mai lasciato solo, anche se ero io ad allontanarmi, eri tu ad avvicinarti sempre di più a me. Grazie per essere stato mio padre”.

 

 

Redazione

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1 anno fa

Tu sei un problema per la società!!!

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