Ingegnere Cresta, qual è il significato della sua partecipazione a ‘Il Potere delle Acque’?
È stato un piacere tornare a parlare di idroelettrico in questo contesto, perché si tratta di una riflessione che deve proseguire nel tempo. È un confronto necessario, con radici profonde nel nostro territorio e un impatto concreto sul suo futuro. Dare continuità a questo dialogo significa non solo riconoscere l’importanza dell’idroelettrico, ma iniziare a ripensarne il ruolo.
Perché ritiene l’idroelettrico una risorsa così cruciale?
L’idroelettrico non è una rendita qualsiasi. È una fonte nobile, rinnovabile, continua e programmabile: caratteristiche che la rendono unica, soprattutto rispetto a fonti intermittenti come il solare o l’eolico. Questa stabilità è fondamentale per garantire la sicurezza energetica e l’equilibrio della rete nazionale. È una risorsa strategica per il Paese.
Qual è il valore dell’idroelettrico per Terni?
Terni ospita impianti eccezionali, non replicabili, come le centrali di Galleto e Monte Argento. Producono insieme circa 400 GWh l’anno: una quantità sufficiente a coprire l’intero fabbisogno energetico del comprensorio. Parliamo di decine di milioni di euro generati ogni anno, ma solo una piccola parte di questa ricchezza resta sul territorio.
Come si può invertire questa tendenza?
Serve un ripensamento politico coraggioso. Un tempo, il valore dell’idroelettrico restava a beneficio della comunità. Oggi non è più così. La Regione Umbria, ad esempio, riconosce ai territori solo il 35% dei canoni idrici, mentre una norma nazionale – poi cancellata – prevedeva il 60%. Io propongo un passo avanti: che l’energia venga restituita in chilowattora, non in denaro, così da combattere concretamente la povertà energetica e portare benefici reali ai cittadini.
L’idroelettrico può essere anche leva culturale e identitaria?
Certamente. Non è solo produzione energetica: è storia, identità, sostenibilità. L’idroelettrico ha plasmato Terni e la sua crescita industriale. Dobbiamo tornare a decidere localmente come utilizzare questa risorsa, investendo sul territorio e riconoscendo il valore generato. È una questione di visione, non di nostalgia.
Come vede il futuro dell’idroelettrico nel contesto ternano e umbro?
Abbiamo centrali efficienti, competenze storiche, un potenziale straordinario. Dobbiamo rimettere i “cavalli verdi” nel motore del nostro sviluppo locale. L’energia deve tornare a scaricare valore lì dove viene prodotta. Ringrazio chi ha voluto questi incontri: se oggi ne parliamo concretamente, è perché qualcosa si muove. E forse Terni può tornare davvero a contare nei luoghi in cui si decide.

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