L’Umbria, e in particolare la provincia di Terni, è una terra ricca di risorse idriche. Che ruolo gioca oggi l’idroelettrico nel tessuto produttivo regionale?
Un ruolo centrale. In Umbria abbiamo 48 impianti idroelettrici, di cui otto superano i 10 megawatt di potenza: tutti sono concentrati nella provincia di Terni. Questo significa che il nostro territorio contribuisce in modo rilevante alla produzione di energia pulita. Tuttavia, il paradosso è evidente: produciamo energia ma non ci resta quasi nulla in termini di ritorni concreti. È una dinamica non sostenibile.
Cosa intende con “non ci resta quasi nulla”?
Intendo dire che i benefici generati da questa produzione non si riflettono sul territorio che la rende possibile. I cittadini, le imprese locali, le amministrazioni non percepiscono ricadute tangibili. La ricchezza prodotta se ne va altrove. Dobbiamo creare un sistema in cui una parte di quel valore torni indietro, sotto forma di servizi pubblici, decoro urbano, opportunità per le piccole imprese. Solo così possiamo parlare di vera sostenibilità.
Quali sono, secondo lei, le strade per trattenere questo valore nei territori?
Innanzitutto va riconosciuto e premiato chi genera occupazione e sviluppo locale. Proponiamo che nei prossimi bandi pubblici si favorisca la creazione di raggruppamenti locali pubblico-privati, capaci di attivare filiere economiche e occupazionali nel territorio. Un esempio positivo è il Consorzio di Bonifica, che ringrazio per gli interventi grazie ai quali molte aziende hanno potuto continuare a lavorare. Ma non basta: serve una visione strutturale.
L’idroelettrico può essere anche un volano occupazionale, quindi?
Assolutamente sì. Ma oggi manca il personale specializzato. È urgente investire nella formazione tecnica, in collaborazione con ITS e centri di ricerca. Dobbiamo creare competenze specifiche per la gestione e la manutenzione degli impianti, per la progettazione, per l’innovazione tecnologica nel settore. L’idroelettrico può diventare una vera leva di sviluppo se sapremo costruire attorno ad esso un ecosistema di lavoro qualificato.
L’idroelettrico da solo basta per affrontare le sfide della transizione energetica?
No, il futuro è nel mix energetico. Dobbiamo combinare l’idroelettrico con fotovoltaico, eolico, e magari anche altre soluzioni innovative. Nessuna fonte da sola è sufficiente, ma insieme possono garantirci equilibrio e sicurezza. In Umbria abbiamo tutte le condizioni per farlo: servono però coraggio e una visione che guardi oltre l’emergenza, capace di programmare sviluppo a lungo termine.

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