Terni, ignorano sintomi di tumore di un detenuto: medici e sanitari a processo

La mancata visita dermatologica per oltre due anni in carcere ha aggravato la salute del paziente: l'accusa è quella di lesioni gravissime e omissione di atti d'ufficio

Un detenuto del carcere di Terni rischia la vita a causa di un presunto grave ritardo diagnostico. Per oltre due anni, le sue ripetute richieste di una visita dermatologica sono state ignorate, nonostante segnalazioni insistite e una chiara familiarità con i melanomi. Ora, cinque persone — tra medici e dirigenti sanitari — sono indagate per lesioni gravissime in ambito sanitario e omissione di atti d’ufficio.

L’episodio si inserisce in una vicenda giudiziaria complessa, la cui udienza preliminare si è aperta ieri mattina ma è stata subito rinviata al 17 settembre a causa di vizi nelle notifiche. Ne riferisce la Tgr Umbria

Tutto è iniziato nel giugno del 2018, quando il detenuto ha richiesto per la prima volta una visita dermatologica. In quell’occasione ha anche informato il personale medico della familiarità oncologica (sia la madre che la nonna erano state colpite da melanoma). Tuttavia, nonostante ulteriori quattro visite successive, l’uomo non è mai stato indirizzato con urgenza verso uno specialista esterno.

Persino durante le visite periodiche effettuate all’interno del carcere dal dermatologo, non è stato mai attivato un consulto diretto, secondo quanto emerso dall’indagine condotta dal pubblico ministero Elena Neri.

Il tumore è stato asportato solo nell’ottobre 2020, oltre due anni dopo la prima segnalazione. Ma a quel punto la situazione clinica era già gravemente compromessa: le metastasi si erano estese al cervello, rendendo la prognosi estremamente sfavorevole.

Secondo l’accusa, la diagnosi precoce avrebbe potuto fare la differenza tra una patologia curabile e una situazione ormai difficilmente reversibile. Per questa ragione, l’ipotesi di lesioni gravissime è considerata dalla procura pienamente fondata

Il detenuto, ancora in condizioni critiche, ha deciso di costituirsi parte civile assieme ai suoi familiari, affidandosi agli avvocati Fabio Ottaviani e Ilario Taddei. La costituzione di parte civile apre la strada a una possibile richiesta di risarcimento per negligenza sanitaria e omissione di doveri istituzionali.

Ora si attende l’udienza di settembre, momento decisivo per stabilire se gli indagati dovranno affrontare un processo penale.

Redazione

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