La polemica del nucleare, Movimento 5 Stelle replica a Cardinali: “Una proposta senza basi”

Strada non percorribile: "Ha anche tempi lunghi e costerebbe troppo". L'alternativa

Il Comune di Terni è ufficialmente alla ricerca di un’area idonea per ospitare un reattore nucleare. Mentre la nostra città convive da anni con bonifiche mai completate, danni alla salute, inceneritori e servitù industriali, qualcuno pensa bene di aggiungere anche le scorie radioattive. Il reattore viene presentato come soluzione per abbattere il costo dell’energia per famiglie e imprese. Ma la verità è un’altra: si tratta di una proposta senza basi economiche, senza studi di fattibilità o impatto ambientale, priva di confronto pubblico e totalmente assente da qualsiasi previsione di bilancio“. Così il gruppo territoriale di Terni del Movimento 5 Stelle, in replica alle parole dell’assessore Sergio Cardinali che ha rilanciato la possibilità di un reattore nucleare a Terni per l’energia. Il movimento ribadisce la sua contrarietà, parlando di ambiguità dell’amministrazione comunale.

COMUNITA’ RINNOVABILI E FOTOVOLTAICO. Il Movimento 5 stelle definisce “irrealizzabile” il progetto di un reattore nucleare. Rilancia anche, come alternativa, la strada da percorrere sulla base del disegno di legge approvato dalla giunta regionale che punta all’autonomia energetica dell’Umbria da fonti rinnovabili entro il 2050, attraverso impianti sicuri e compatibili, incentivi alle comunità energetiche diffuse e monitoraggio periodico dei risultati. Dunque, la proposta alternativa riguarda le Comunità energetiche rinnovabili nei quartieri e nelle aree industriali dismesse, l’installazione di impianti fotovoltaici e solari termici sui tetti pubblici e creare un coordinamento con la Regione per accedere ai fondi e rientrare nel piano delle aree idonee. “Il cosiddetto nucleare pulito – dice il M5S – è un mito da campagna elettorale. In Europa non esiste ancora alcun reattore Smr funzionante, i costi per megawatt installato sono dieci volte superiori a quelli del fotovoltaico, servono almeno vent’anni per completarne uno e il deposito nazionale delle scorie non è mai stato realizzato. E soprattutto, il popolo italiano ha già detto due volte di no al nucleare, con i referendum del 1987 e del 2011“. Il movimento definisce la questione del nucleare come un diversivo ideologico: “Serve solo a nascondere il fallimento politico di questa amministrazione nella gestione dell’energia e dell’ambiente. Tanto è vero che nel Documento unico di programmazione si cita anche lo sviluppo delle Comunità energetiche rinnovabili, ma solo in modo vago e marginale, senza alcun dettaglio operativo o finanziario“.

Redazione

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1 anno fa

Ma la nostra centrale di galleto? Possibile che non riusciamo a sfruttarla per il nostro territorio? Quella è grinne, mo va de moda…

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