Il Comune di Terni ha approvato il protocollo d’intesa per l’attivazione del progetto “Controllo del vicinato”, in collaborazione con la prefettura e le forze di polizia statali e locali. Il piano, contenuto in un vademecum operativo ora disponibile integralmente, punta a potenziare la prevenzione dei reati attraverso l’osservazione informale da parte dei cittadini. Tuttavia, non mancano le polemiche per la mancanza di strumenti digitali e formativi, sollevate in particolare da Fratelli d’Italia.
Attenzione, non eroismo: i compiti dei cittadini
Il progetto si fonda su un principio chiaro: nessuno deve sostituirsi alle forze dell’ordine. Ai cittadini non viene chiesto di compiere azioni eroiche o ronde, ma semplicemente di prestare attenzione alle situazioni insolite nella propria zona. Il compito principale è quello dell’osservazione passiva e della segnalazione di comportamenti sospetti, senza mai oltrepassare i limiti legali.
Ogni gruppo sarà coordinato da una figura di riferimento, il coordinatore, il quale avrà il compito di raccogliere le segnalazioni informali e trasmetterle alle autorità competenti. Si tratta di una vigilanza di prossimità basata sull’osservazione quotidiana e su piccole informazioni, come la presenza ricorrente di veicoli o persone sospette.
In caso di emergenze reali – come furti, rapine o aggressioni – i cittadini dovranno contattare direttamente i numeri di emergenza (112, 113, 115, 118) a seconda della natura dell’intervento richiesto.
Nessuna pattuglia, solo osservazione
È espressamente vietato qualsiasi tipo di pattugliamento individuale o collettivo, così come qualunque forma di indagine o schedatura. Il progetto non prevede interventi diretti da parte dei cittadini, che non devono intromettersi nella sfera privata altrui, né sostituirsi in alcun modo alle autorità.
Tra gli impegni presi dal Comune, anche quello di monitorare eventuali violazioni da parte dei partecipanti e di trasmettere alla prefettura i nominativi dei coinvolti. Inoltre, saranno installati cartelli nelle strade interessate per segnalare le aree coinvolte nella sperimentazione.
Pastura (FdI): “Progetto incompleto, manca la tecnologia”
Non sono mancate le critiche, in particolare da parte del capogruppo di Fratelli d’Italia Rossano Pastura. L’esponente politico ha espresso forti riserve sull’impostazione del progetto, definendolo «incompleto e privo di strumenti operativi».
Pastura sottolinea come il protocollo non preveda alcuna piattaforma digitale, nessuna applicazione geolocalizzata né sistemi di messaggistica protetta per facilitare la comunicazione tra cittadini e autorità. Inoltre, evidenzia l’assenza di percorsi formativi certificati, che in altre realtà italiane ed europee rappresentano un pilastro fondamentale per l’efficacia del controllo del vicinato.
Il confronto con altre città è impietoso: in località come Modena o Verona, gruppi simili sono integrati in reti digitali con formazione continua e canali privilegiati di comunicazione con le forze dell’ordine. «Senza questi elementi – ha affermato Pastura – si rischia di trasformare un’iniziativa potenzialmente utile in un’operazione simbolica».
Alla luce delle osservazioni, Pastura invita il Comune a ripensare l’impianto del progetto,” introducendo tecnologie adeguate, canali diretti di comunicazione e percorsi formativi strutturati. L’obiettivo, secondo Pastura, deve essere quello di trasformare i cittadini in osservatori consapevoli e preparati, evitando derive pericolose ma anche inefficienze operative”.
Nel frattempo, i commercianti della città si sono già attrezzati in autonomia, utilizzando strumenti come Whatsapp per segnalare movimenti sospetti tra colleghi e vicini. Un esempio spontaneo di controllo del vicinato, che testimonia la disponibilità dei cittadini a partecipare alla sicurezza urbana, a patto che vengano forniti loro strumenti adeguati.
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