“Ferrovia e sviluppo: un motore economico, sociale e ambientale”

Dalla prima rivoluzione industriale alla mobilità sostenibile, il trasporto su rotaia come leva strategica per il futuro

CRISTINA MONTESI

Professoressa Montesi, qual è il ruolo strategico dei trasporti nello sviluppo economico e sociale di un territorio?

La riflessione al PalaSì di oggi non rappresenta soltanto il tentativo di dare una risposta al problema contingente della “linea lenta”: i trasporti ferroviari hanno impatti economici, sociali e ambientali profondi. Storicamente sono sempre stati un “driver” di sviluppo, dalla locomotiva a vapore del 1825 simbolo della prima rivoluzione industriale alla rete ferroviaria inglese costruita in India ai tempi del colonialismo inglese; per giungere alla linea ferroviaria emblema della conquista del West negli USA (1863); per arrivare alle reti ferroviarie della prima globalizzazione (1850-1914) fino ad oggi, alla Nuova Via della Seta, che collegherà la Cina con l’Europa. Le ferrovie sono state e restano un volano strategico per lo sviluppo.

E nel contesto italiano e locale?

Anche oggi la ferrovia permette di spostare materie prime, persone e merci in modo economico e veloce, favorisce l’accesso a lavoro, servizi, istruzione e stimola la nascita di nuove attività produttive. Nella provincia di Terni ci sono tre “sistemi locali del lavoro”, definiti proprio in base ai flussi di pendolarismo censiti, che l’Istat usa come unità  di misura. Quindi il treno non è solo mobilità: è struttura produttiva.

Quali settori economici ne sono più influenzati?

Oltre alla logistica, c’è tutto l’indotto industriale legato alla ferrovia: produzione di acciaio, vagoni, locomotive, rotaie, sistemi digitali ed intelligenza artificiale per il controllo del traffico, per la sicurezza e la manutenzione predittiva. Favorisce anche il commercio, il turismo, l’innovazione (si pensi all’alta velocità). Le aree servite meglio dalla ferrovia sono più integrate riducendo le disuguaglianze territoriali, meno isolate socialmente, culturalmente ed amministrativamente, più sviluppate urbanisticamente. Basta pensare a Londra e alle sue fitte connessioni ferroviarie suburbane.

L’impatto ambientale è un punto chiave?

Certamente. Il trasporto ferroviario, rispetto a quello su gomma o aereo, emette meno CO₂ per passeggero e per tonnellata di merci. Inoltre l’alta velocità  riduce il tempo complessivo di viaggio, perché arriva nel centro città, evitando i lunghi trasferimenti da e per gli aeroporti.

A livello regionale, quali criticità e potenzialità rileva nel trasporto ferroviario?

Ho consultato la carta dei servizi del contratto di servizio Trenitalia-Regione Umbria (2023–2032): prevede standard minimi di velocità e frequenza, con sanzioni se non vengono rispettati. Questo contratto di servizio, con relativa carta, va fatto rispettare, alzando la voce, se necessario, da parte del regolatore pubblico.

E il treno, rispetto all’autobus che io stessa uso da pendolare tra Terni e Perugia, consente anche una maggiore socialità tra persone.

Qual è la sua opinione sul treno IC 580 denominato “Tacito” che collega Terni con Milano?

Un servizio prezioso, voluto dall’ex sindaco Gianfranco Ciaurro, che con tanta lungimiranza si è speso per creare un collegamento diretto della città di Terni con la capitale economica del nostro paese. Tuttavia, ultimamente Trenitalia ha, sempre per via dei lavori sulla linea ferroviaria, introdotto variazioni arbitrarie che lo rendono meno affidabile. Anche su questo bisogna essere più vigili ed incisivi.

C’è spazio per una vocazione logistica della città?

Terni potrebbe diventare un hub per il traffico merci. Con l’intermodalità e la realizzazione di collegamenti strategici verso il porto Civitavecchia, potremmo valorizzare almeno la nostra posizione di snodo commerciale. È una vecchia idea da rilanciare, emersa anche in questa sede.

Ci sono proposte concrete sul piano dellinnovazione?

La linea Terni-Perugia della vecchia Centrale Umbra potrebbe essere completata come metropolitana leggera, usando treni a idrogeno verde, in sinergia con la realizzazione di un’Hydrogen Valley per la quale Terni ha una vocazione. Questa ipotesi offrirebbe un’alternativa all’elettrificazione e renderebbe l’Umbria pioniera in Italia. Purtroppo l’attuale Governo ha recentemente abbandonato il progetto di riconversione a idrogeno verde della tratta ferroviaria Terni–Rieti–Sulmona (servita oggi da treni diesel), ma noi potremmo riprenderlo con coraggio.

Una riflessione finale?

I trasporti sono infrastrutture di civiltà e di unificazione territoriale, statale, internazionale. La sfida non è solo tecnica, ma anche politica e culturale. Serve visione, integrazione e capacità  di trasformare i problemi in opportunità, in opportunità di sviluppo sostenibile del territorio.

Redazione

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