San Gemini, la guerra dell’asilo nido: “Posti vuoti perchè non tutti se li possono permettere”

Il consigliere Laurucci accusa la maggioranza: “Scelte effettuate solo per risparmiare sul bilancio e criteri che favoriscono chi ha redditi alti”

“Un paese solo per i ricchi, la maggioranza esclude chi ha più bisogno”. Con queste parole il consigliere comunale Fabio Laurucci del gruppo Avanti San Gemini ha duramente criticato la decisione del Consiglio comunale riguardo alla graduatoria per l’accesso al nuovo asilo nido pubblico del paese. L’accusa è chiara: criteri sbilanciati e una gestione che penalizza le famiglie in difficoltà economica.

Secondo quanto denunciato da Laurucci, la nuova struttura sarà in grado di ospitare 28 bambini, ma solo 16 posti saranno effettivamente attivati, con il risultato che “già dal primo giorno quasi metà dei posti resteranno vuoti. È una scelta politica, non una necessità tecnica”, ha ribadito durante il consiglio del 7 agosto.

Il nodo centrale della polemica riguarda i criteri di accesso stabiliti dalla maggioranza di centrodestra. “In Commissione – ha ricordato Laurucci – ho chiesto regole chiare: l’Isee come criterio principale per dare priorità a chi ha reali difficoltà; ore di lavoro come criterio secondario”. Tuttavia, nonostante l’introduzione di un emendamento proposto dalla consigliera Ambra Giacomelli (Lega), che ha previsto un punteggio per l’Isee, il criterio dominante resta il tempo di lavoro: “20 punti per ogni genitore full-time, 14 per part-time, 4 per disoccupati”.

“Sembrava attenzione ai più deboli – ha commentato Laurucci – ma è uno specchietto per le allodole”. E per chiarire l’impatto concreto del sistema di punteggio adottato, ha portato un esempio pratico: “Famiglia A: due genitori full-time, Isee oltre 40.000 euro. Totale: 41 punti. Famiglia B: un genitore part-time e uno disoccupato, Isee 12.000 euro. Totale: 37 punti. Chi entra? Sarà la famiglia A, che però ha un reddito con cui potrebbe pagarsi un asilo privato. La famiglia B, che non può, rischia di restare fuori”.

Ma non è solo una questione di equità. Il consigliere ha anche evidenziato le implicazioni economiche della scelta: la retta media è di circa 375 euro mensili, mentre la quota media a carico del Comune ammonta a 2.700 euro all’anno per ogni bambino. “Se i 16 ammessi hanno un Isee alto – ha sottolineato – il Comune incassa di più e spende meno. Se invece fossero famiglie con Isee basso, l’amministrazione dovrebbe integrare con risorse maggiori”.

“È evidente che questa è una scelta politica di centrodestra per risparmiare sul bilancio, non per aiutare le famiglie”, ha concluso Laurucci. Il suo intervento ha voluto sottolineare che la questione non è una battaglia ideologica, ma un tema di giustizia sociale: “Non possiamo accettare un nido pubblico che esclude i bambini più fragili e favorisce chi sta meglio”.

Redazione

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