Qual è la novità più preoccupante che riguarda la linea dell’alta velocità?
A luglio 2023 la società francese SNCF ha presentato una richiesta a RFI per un accordo quadro della durata di 15 anni. Lo scopo è l’introduzione, dal 2026, di nuove corse giornaliere sull’offerta alta velocità: 9 viaggi andata e ritorno nel percorso che prevede le fermate Torino-Milano-Roma-Napoli, per un totale di 18 collegamenti in più ogni giorno. Treni che viaggerebbero sulla linea direttissima, compresa in questa tratta; il maggior traffico verrebbe assorbito togliendo corse al trasporto regionale, che transita sulla stessa infrastruttura.
A che punto è questa trattativa?
SNCF ha già firmato un accordo quadro presentato da RFI, che tuttavia non era conforme alle richieste della Società francese. A settembre dello stesso anno, SNCF ha quindi richiesto ulteriori capacità, rivolgendosi anche all’Antitrust che, nel mese di marzo 2025 si è addirittura espressa a favore della compagnia ferroviaria francese, nonostante la conclusione dell’istruttoria sia fissata al 31 luglio 2026.
Perché questo dovrebbe preoccupare i pendolari?
Perché significa ridurre la disponibilità della linea direttissima per i nostri treni, a favore dell’alta velocità, che è cresciuta appena del 4% dal 2019 al 2024, mentre le esigenze del trasporto regionale aumentano e restano senza risposta. Non si può sacrificare il diritto al lavoro e allo studio di migliaia di cittadini per favorire le aziende ferroviarie.
Lei parla anche di diritti fondamentali. In che senso?
Spostare i regionali sulla linea lenta vuol dire allungare i tempi, spesso con infrastrutture che non reggono: l’altra sera la linea elettrica si è fermata più volte. Questo incide sulla vita privata e familiare delle persone. E l’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo tutela proprio questo: non può essere ignorato.
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