Qual è la sua idea di sistema sanitario?
Credo in una sanità capace di unire le forze, dove pubblico e privato collaborano per raggiungere risultati migliori. Non è una sconfitta chiedere il contributo del privato: significa garantire servizi e tempi certi. Lo Stato deve mantenere la regia, ma non può fare tutto da solo. L’importante è che ogni intervento rispetti il principio di uguaglianza e garantisca cure di qualità a tutti i cittadini.
Cosa pensa del riequilibrio tra Terni e Perugia?
È una necessità. Per anni Terni ha ricevuto meno risorse, e questo squilibrio ha creato disuguaglianze nei servizi e nelle opportunità. La presidente Proietti ha riconosciuto che Narni-Amelia e Terni sono priorità strategiche, e questo deve tradursi in scelte concrete. Non bastano le dichiarazioni: servono atti amministrativi, investimenti e tempi certi. Solo così si potrà ristabilire un equilibrio vero tra le due province umbre.
Molti le hanno criticato l’intervento su Narni-Amelia. Perché?
Perché qualcuno continua a interpretare la sanità come un campo di battaglia politica. Ma Narni-Amelia e Terni non sono rivali, sono parte di un unico sistema. L’integrazione tra strutture è la chiave per rendere efficiente l’intero territorio. Pensare che ogni ospedale debba vivere isolato è un errore culturale prima che amministrativo. Il futuro della sanità passa da una rete unica e cooperativa.
Qual è il problema principale oggi?
La frammentazione. Abbiamo un pronto soccorso sovraccarico a Terni e un punto di primo intervento quasi vuoto a Narni. Significa che qualcosa non funziona nella gestione dei flussi e nella pianificazione. Serve una regia unica, che organizzi percorsi chiari e definisca ruoli precisi per ogni struttura. L’obiettivo deve essere la funzionalità del sistema, non la visibilità di un singolo ospedale.
Come risponde alle dichiarazioni sul rischio sismico del Santa Maria?
Ritengo che siano state parole gravi e ingenerose. L’ospedale non è una struttura pericolante. Esistono criticità, ma anche strumenti tecnici per affrontarle. Ho chiesto alla Regione una relazione dettagliata per chiarire la reale situazione antisismica e restituire fiducia a chi vi lavora. Le parole contano, e non si può screditare un presidio che ogni giorno cura centinaia di persone.
Nuovo ospedale o riqualificazione?
Dipenderà dallo studio di fattibilità. Se i tempi per una nuova costruzione sono di quindici anni, è una prospettiva irrealistica. Terni non può aspettare decenni. Bisogna puntare su soluzioni concrete e compatibili con le risorse disponibili, anche valutando un piano di riqualificazione progressiva.
In sintesi?
Basta contrapposizioni. Serve una visione integrata, che metta al centro la salute dei cittadini, la collaborazione tra territori e la sostenibilità economica. La vera sfida è costruire una sanità moderna e realistica, capace di unire invece di dividere, e di rispondere con equilibrio ai bisogni dell’Umbria intera.
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