Terni isola felice per il credito alle imprese. Lo dice l’indagine della Cgia di Mestre su dati delle Camere di Commercio. Un dato che fa perรฒ il paio con l’indice negativo di Perugia e lascia quindi ancora l’Umbria nella zona del credit crunch, ovvero la riduzione della disponibilitร generale di prestiti (-1,4%, pari a -125 milioni, in valori assoluti 8 miliardi 654 milioni). Il dato รจ il secondo peggiore d’Italia dopo il Molise.
Il dato vede Terni al quarto posto in Italia con 1 miliardo 723 milioni di euro a Luglio 2025, rispetto ai 1 miliardo 599 milioni dell’anno precedente e quindi un saldo positivo di 123,4 milioni (+7,7 %). Meglio di Terni solo Aosta, Trieste e Oristano. Perugia, di contro รจ negli ultimi 10 posti, in posizione 99 su 108 comuni: 6 miliardi 805 milioni contro i 7 miliardi 054 milioni del 2024, ed un saldo negativo di – 248,5 milioni (.3,5 %). Al primo posto la Valle d’Aosta, largamente davanti a Lazio e Friuli Venezia Giulia.
Le situazioni piรน critiche si trovano invece a Imperia e Prato, con un calo del 5,6%, seguite da Vercelli (-5,7%) e Avellino (-5,8%). Tra le grandi cittร , Roma segna un +4,1% (+2,3 miliardi di euro), Bergamo un +3,4% (+530 milioni), Firenze un +2,6% (+329 milioni) e Milano un +2,2% (+2,3 miliardi).
A livello nazionale, tra giugno e settembre 2025, i prestiti bancari sono aumentati di quasi 5,5 miliardi di euro, portando lo stock complessivo erogato alle attivitร economiche a 647 miliardi di euro.. Tuttavia, la nuova disponibilitร di liquiditร non ha raggiunto in modo uniforme tutte le categorie di imprese.
Le aziende con oltre 20 addetti hanno beneficiato di un incremento dellโ1,5% (+8,2 miliardi di euro), mentre le microimprese con meno di 20 dipendenti hanno registrato un calo del 2,8% (-2,7 miliardi di euro). Un dato allarmante, se si considera che queste ultime rappresentano il 98% del tessuto imprenditoriale italiano e impiegano circa il 55% dei lavoratori del settore privato.
Negli ultimi anni, molte banche hanno scelto di limitare i finanziamenti piรน complessi, ovvero quelli rivolti alle piccolissime imprese, considerate piรน rischiose e con costi di istruttoria elevati. I processi di aggregazione bancaria avvenuti negli ultimi ventโanni hanno inoltre ridotto il radicamento territoriale degli istituti, con conseguenze dirette sullโaccesso al credito delle realtร locali. Le fusioni hanno infatti concentrato il rischio creditizio, generando una contrazione nellโerogazione dei prestiti alle attivitร di dimensioni ridotte.
onostante le criticitร , il ruolo delle banche resta fondamentale per lโeconomia italiana. Lโaumento dei finanziamenti registrato a partire da giugno indica che gli istituti di credito hanno ricominciato a rischiare al fianco delle imprese, segnale di una ritrovata fiducia e stabilitร . La riduzione delle sofferenze bancarie e il calo dei tassi dโinteresse della Banca Centrale Europea hanno contribuito a creare un contesto piรน favorevole per chi richiede liquiditร .
Il credito bancario rimane essenziale per la sopravvivenza di artigiani e piccoli imprenditori, motore del Made in Italy, che necessitano di risorse per innovare, creare posti di lavoro e valorizzare i prodotti italiani nel mondo.
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