Una comunicazione destinata ad annunciare 20 nuove assunzioni e un progetto di valorizzazione turistico-ambientale ha innescato una dura polemica istituzionale. Al centro dello scontro, l’area delle Gole del Nera, oggetto del piano “Le Mole – Domus Octavia”, promosso dalla società Le Mole Srl e sostenuto dalla famiglia Caponi, proprietaria – secondo quanto dichiarato – di una parte dell’area che ospita il bacino di Nera Montoro.
La notizia ha colto di sorpresa l’amministrazione comunale, che ha immediatamente smentito ogni ipotesi di gestione privata del sito, rivendicandone la piena titolarità pubblica. In un comunicato ufficiale, il sindaco Lorenzo Lucarelli ha definito le iniziative della società privata come “inopinate e inaccettabili”, accusando il promotore del progetto, il prof. Alvaro Caponi, di aver mistificato la realtà dei fatti.
Secondo il Comune di Narni, l’area è regolata da un’autorizzazione vincolante firmata dallo stesso Caponi nel 2013, nell’ambito del progetto europeo “Greenways Gole del Nera”, che garantisce l’accesso pubblico e l’utilizzo delle strutture per 20 anni. Un documento che, sottolinea Lucarelli, è alla base degli investimenti pubblici effettuati e della concessione demaniale rilasciata dalla Regione Umbria nel 2016, valida fino al 2033.
“Nulla potrà eccepire e nulla avrà a pretendere la proprietà”: questa la frase riportata nel documento sottoscritto da Caponi e citata integralmente dal sindaco, che denuncia la “illegittimità dell’azione privata”, puntando il dito anche contro l’apposizione di barriere e transenne, ritenute non autorizzate e in grado di interrompere un pubblico servizio.
Dal canto suo, la società Le Mole Srl ha presentato il progetto come una grande opportunità per il territorio, annunciando la creazione di un parco archeologico-naturalistico che includerà la riqualificazione delle sponde del Nera, una nuova spa ispirata alle terme romane, spazi per lo sport e il benessere, eventi culturali e la nascita di una fondazione per la tutela dei reperti storici appartenenti alla famiglia Caponi. Tra le novità, anche lo studio di un biglietto integrato con la Cascata delle Marmore in collaborazione con il Comune di Terni, per rafforzare l’offerta turistica territoriale.
Ma il cuore della disputa resta il nodo giuridico: può un privato rimettere in discussione un’area gestita con fondi pubblici e vincoli autorizzativi pluriennali? Per il Comune, la risposta è netta: “No”. E annuncia azioni legali immediate, sia civili che amministrative, per tutelare l’interesse pubblico e chiede la rimozione delle barriere che impediscono l’accesso all’area.
La vicenda, ancora in pieno sviluppo, apre interrogativi sulla tutela dei beni naturali e storici, sul ruolo dei privati nella gestione del patrimonio e sul limite tra iniziativa economica e interesse collettivo. Intanto, la comunità locale assiste a un confronto che potrebbe avere ripercussioni legali, amministrative e politiche di rilievo, in un’area già oggetto di attenzione turistica e ambientale.
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