Il tribunale del Riesame di Genova ha respinto l’istanza di scarcerazione presentata dai difensori di Mohammad Hannoun, presidente dell’Associazione dei Palestinesi in Italia. L’udienza si è svolta venerdì scorso e si è conclusa con la decisione di mantenere la custodia cautelare in carcere. Hannoun rimane dunque recluso nel penitenziario di massima sicurezza di Terni, dove è stato trasferito dopo un primo periodo nella casa circondariale di Marassi.
L’uomo è indagato con l’accusa di appartenenza ad Hamas, secondo quanto sostenuto dalla Procura, che contesta anche l’utilizzo illecito di ingenti somme di denaro. Oltre il 71% dei fondi raccolti ufficialmente per scopi umanitari – per un totale superiore a 7,2 milioni di euro – sarebbe stato, secondo gli inquirenti, indirizzato verso Hamas o a entità a essa riconducibili. Le presunte attività sarebbero iniziate nell’ottobre 2001 e si sarebbero intensificate dopo il 7 ottobre 2023, giorno dell’attacco del gruppo islamista contro Israele.
Durante l’udienza, Hannoun ha negato ogni coinvolgimento diretto o indiretto con l’organizzazione palestinese considerata terroristica dall’Unione Europea e da altri Stati. Ha anche dichiarato di aver sempre operato nel rispetto delle procedure previste per l’acquisto e l’invio di beni destinati alla popolazione civile di Gaza. Secondo la sua difesa, le operazioni finanziarie documentate avrebbero finalità esclusivamente umanitarie.
I legali – Dario Rossi, Fabio Sommovigo ed Emanuele Tambuscio – hanno annunciato di valutare un ricorso in Cassazione, riservandosi ogni decisione in attesa di conoscere le motivazioni della sentenza del Riesame, che non sono state ancora depositate. Nel frattempo, Hannoun resta detenuto a Terni, in regime di massima sicurezza, mentre prosegue l’indagine sul presunto utilizzo illecito di fondi destinati alla solidarietà.
Le indagini si inseriscono in un più ampio quadro di monitoraggio sui flussi finanziari provenienti da donazioni e raccolte fondi a favore della causa palestinese. Secondo gli investigatori, l’infiltrazione di Hamas in circuiti caritatevoli rappresenterebbe un metodo collaudato per il finanziamento delle proprie attività.
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Già la scritta sulla maglietta è tutto un programma, il programma di Hamas, la distruzione dello Stato di Israele.