Terni seconda città d’Italia per età media dei lavoratori dipendenti

Con 43,61 anni, la provincia ternana registra uno dei dati più elevati del Paese. L'Umbria si conferma tra le regioni più anziane

La provincia di Terni si colloca al secondo posto in Italia per età media dei lavoratori dipendenti del settore privato, con 43,61 anni. Un dato che supera la media nazionale di quasi due anni e che colloca il territorio ternano subito dopo Potenza (43,63 anni) e appena prima di Biella (43,53 anni). È quanto emerge dall’ultima analisi dell’Ufficio Studi della CGIA di Mestre, che ha fotografato una situazione sempre più critica per quanto riguarda l’invecchiamento della forza lavoro italiana.

Un’Umbria sempre più anziana

Il dato di Terni si inserisce in un contesto regionale già di per sé preoccupante. L’Umbria, infatti, si posiziona al terzo posto tra le regioni italiane per età media dei dipendenti privati, con 42,55 anni, preceduta solo da Basilicata (42,93) e Molise (42,65). Nella classifica provinciale umbra, Terni precede Perugia, che registra un’età media di 42,23 anni, comunque ben al di sopra della media nazionale di 41,91 anni.

La provincia di Terni presenta anche un’elevata incidenza di lavoratori over 50: ben il 37,4% del totale, pari a 20.513 dipendenti su 54.920. Questo significa che più di un lavoratore su tre ha superato i cinquant’anni, un dato che pone interrogativi sul futuro produttivo del territorio.

Il trend nazionale: quattro anni in più dal 2008

A livello nazionale, l’età media dei lavoratori dipendenti del settore privato ha sfiorato nel 2024 i 42 anni, con un incremento di quattro anni rispetto al 2008, quando si attestava poco sotto i 38. Oggi un dipendente su tre ha superato la soglia dei cinquant’anni, e dal 2020 il dato ha mostrato una sostanziale stabilizzazione, senza tuttavia invertire la tendenza verso un progressivo invecchiamento.

L’analisi per classi di età evidenzia come la fascia più strategica, quella tra i 25 e i 44 anni, sia quella che ha registrato la contrazione più marcata negli ultimi sedici anni. Al contrario, sono cresciute soprattutto le coorti più anziane: gli over 50 sono aumentati del 154,5% nella fascia 55-59 anni e addirittura del 372% tra i 60 e i 64 anni.

Le conseguenze per le piccole imprese

Per il tessuto produttivo ternano, caratterizzato da una forte presenza di piccole e medie imprese, l’invecchiamento della forza lavoro rappresenta una sfida particolarmente complessa. La carenza di manodopera giovane riduce la capacità produttiva e rende più difficile presidiare ruoli chiave, soprattutto nei settori tecnici e manifatturieri.

Il problema più profondo è la perdita di capitale umano invisibile. Con l’uscita dei lavoratori più anziani si disperdono competenze tacite, conoscenze di processo, relazioni con clienti e fornitori: un patrimonio che non compare nei bilanci aziendali ma che determina la capacità competitiva dell’impresa.

Inoltre, aziende con un’età media elevata tendono ad adottare più lentamente nuove tecnologie e modelli organizzativi. La digitalizzazione procede a macchia di leopardo, l’automazione viene rinviata, l’integrazione nelle filiere più avanzate si indebolisce.

Il nodo del ricambio generazionale

I settori ad alta intensità di lavoro, come l’edilizia, il facchinaggio e l’autotrasporto, guardano con crescente preoccupazione all’età media dei propri addetti. Il problema non è solo demografico, ma economico e produttivo: quando muratori, carpentieri e capicantiere vanno in pensione senza essere sostituiti, la capacità produttiva delle imprese si riduce drasticamente.

Una forza lavoro anziana è anche più esposta a infortuni e problemi di salute, con ricadute su assenteismo, premi assicurativi e spese indirette per le imprese. Molti settori continuano a operare grazie alla manodopera straniera, ma resta aperto l’interrogativo sulla sostenibilità futura di questo modello.

Giovani sempre più attratti dalle grandi imprese

Il fenomeno è aggravato dalla difficoltà delle piccole imprese nel reclutare giovani talenti. Se devono scegliere, i giovani preferiscono quasi sempre le grandi aziende, che offrono percorsi di carriera più strutturati, maggiore prevedibilità, welfare aziendale, flessibilità di orario e smart working.

Per le piccole realtà produttive del ternano, questa dinamica rappresenta un vincolo strutturale alla crescita, che rischia di rafforzarsi ulteriormente nei prossimi anni, complicando sempre più la capacità di reclutare e trattenere manodopera qualificata.

La sfida per il territorio di Terni è chiara: senza politiche efficaci di ricambio generazionale e senza strategie innovative per attrarre giovani lavoratori, il rischio è quello di perdere competitività e vedere ridotta la propria capacità produttiva proprio nel momento in cui l’economia richiede maggiore dinamismo e capacità di innovazion

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