Garante Comunale dei detenuti ad Orvieto, Sappe: “Investire su altre emergenze sociali”

Il SAPPE Umbria contesta la proposta del consiglio comunale: "Esistono già tutele sufficienti, meglio investire su altre emergenze sociali"

La segreteria regionale umbra del SAPPE — Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria — ha preso posizione contro l’istituzione del Garante comunale dei diritti delle persone private della libertà personale a Orvieto, in provincia di Terni. La lettera aperta, firmata dal responsabile Fabrizio Bonino, è indirizzata al consiglio comunale e alla cittadinanza ed è stata resa pubblica nel corso delle settimane in cui il dibattito sulla proposta si è intensificato in seno all’assemblea civica. Il sindacato esprime scetticismo sulla reale utilità della figura, ritenendo che il sistema italiano di tutele per i detenuti sia già sufficientemente articolato e che le risorse andrebbero destinate ad altre priorità sociali del territorio.

Il sistema di garanzie già esistente

Il documento prende le mosse da una valutazione del quadro normativo vigente. Secondo il SAPPE, l’ordinamento penitenziario italiano si colloca all’avanguardia nel panorama europeo e, se correttamente applicato e vigilato, garantisce la piena tutela dei diritti soggettivi di ogni persona ristretta.

Il sindacato ricorda che numerose figure istituzionali sono già preposte al controllo sul rispetto di tali diritti: l’autorità giudiziaria nelle sue varie articolazioni, il Magistrato di sorveglianza — con competenze specifiche sull’esecuzione della pena e sul suo orientamento rieducativo — e la stessa Polizia penitenziaria, chiamata non solo a garantire la sicurezza ma anche a partecipare al percorso di rieducazione. A queste si aggiungono il Garante regionale dell’Umbria e il Garante nazionale, entrambi già operativi.

In questo contesto, la lettera pone una domanda diretta: l’aggiunta di un ulteriore livello locale rappresenta un valore concreto o rischia di moltiplicare organismi senza produrre benefici effettivi?

L’accusa di simbolismo e ideologia

Il SAPPE definisce l’iniziativa un potenziale gesto simbolico, motivato più da un approccio ideologico che da una reale analisi dei bisogni. Nella lettera si legge che dietro la proposta potrebbe celarsi l’idea di offrire un “segnale di civiltà” che, per quanto animato da intenzioni nobili, rischierebbe di non incidere sulla realtà concreta del sistema penitenziario.

Il sindacato solleva inoltre una questione di priorità sociali: mentre i detenuti beneficiano di un’attenzione istituzionale già strutturata, altre categorie fragili del comprensorio orvietano resterebbero prive di analoga tutela. Vengono citate le famiglie con figli o genitori non autosufficienti, i pazienti in attesa di esami specialistici da anni, le persone con disabilità gravi che faticano a trovare strutture adeguate. Per queste situazioni, si osserva, non esiste una figura di garanzia equivalente.

Le condizioni del personale penitenziario

Un’ampia parte della lettera è dedicata alle condizioni lavorative del personale che opera negli istituti di pena. Il SAPPE descrive una realtà segnata da aggressioni, violenze, insulti e minacce quotidiane, aggravata da organici ridotti e risorse insufficienti. Agenti di polizia penitenziaria, infermieri, medici ed educatori si troverebbero esposti a livelli di rischio che, secondo il sindacato, sarebbero ritenuti inaccettabili in qualsiasi altro settore professionale.

Il documento denuncia che di questo personale non si parla quasi mai nel dibattito pubblico sul carcere. Con tono provocatorio, la lettera chiede se non sarebbe altrettanto legittimo istituire un garante per le forze dell’ordine o per il personale sanitario penitenziario, o se non sia più utile affrontare la realtà carceraria nella sua complessità complessiva, senza operare selezioni basate su premesse ideologiche.

L’appello al consiglio comunale di Orvieto

In chiusura, il SAPPE Umbria si rivolge direttamente ai consiglieri comunali di Orvieto, invitandoli a riorientare le energie istituzionali verso iniziative sociali più concrete, capaci di rispondere a bisogni reali e diffusi nella comunità locale. Il sindacato non contesta la legittimità delle scelte che l’assemblea vorrà compiere, ma auspica che la riflessione si allarghi oltre la sola dimensione dei diritti dei detenuti, verso una visione più inclusiva delle fragilità presenti sul territorio.

Redazione

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