La diga delle Marmore, uno degli impianti idroelettrici di maggiore rilevanza nazionale e caratterizzato da uno dei salti d’acqua più elevati d’Europa, è al centro di un acceso confronto tra Enel Green Power e le organizzazioni sindacali dell’area ternana. La disputa riguarda la sicurezza dell’impianto, la mancanza di personale e le politiche occupazionali dell’azienda nel territorio umbro. Lo scontro si è acuito nelle ultime settimane, a seguito della chiusura del posto di teleconduzione (Pt) di Terni e dell’ultimo incontro tra le parti, che non ha prodotto risultati soddisfacenti secondo i rappresentanti dei lavoratori.
Enel smentisce lo stato di abbandono
In una nota ufficiale, Enel Green Power ha respinto con forza le accuse mosse dai sindacati, secondo cui la diga delle Marmore verserebbe «in stato di abbandono». L’azienda ha precisato che il presidio del sito avviene secondo le modalità stabilite dal Foglio Condizioni Esercizio e Manutenzione in vigore, attraverso controlli di ispezione giornaliera eseguiti dal personale dell’unità di esercizio di Galleto, integrati da un sistema di telecontrollo con possibile allerta h24.
Enel ha inoltre ribadito che «nessuna unità operativa dell’Area Idroelettrica Centro Ovest, di cui fa parte il sistema idroelettrico umbro con sede principale a Terni, è stata intaccata o ridotta in numeri o funzioni». La tutela e sicurezza di persone, impianti e territori viene definita dall’azienda «una priorità della missione aziendale», che si dichiara disponibile al confronto con istituzioni e sindacati.
La posizione dei sindacati: personale insufficiente e rischi per il territorio
Sul fronte opposto, i segretari territoriali di Filctem-Cgil (Fabio Mencarelli e Stefano Ribelli), Flaei-Cisl (Ciro Di Noia) e Uiltec-Uil (Doriana Gramaccioni), insieme alle Rsu, hanno espresso «estrema insoddisfazione» per quanto emerso nell’ultimo incontro. Le sigle sindacali denunciano una progressiva riduzione dell’occupazione nella realtà ternana e chiedono all’azienda di tornare al tavolo «con un mandato chiaro ed esaustivo», avviando «una campagna mirata di assunzioni».
I sindacati sottolineano in particolare le criticità legate alla carenza di personale nelle sezioni Esercizio e Manutenzione, definendo «non più tollerabile» la perdita occupazionale registrata nel territorio. Pur riconoscendo la presentazione da parte di Enel delle attività in corso, dei piani di investimento e delle manutenzioni ordinarie, le organizzazioni ritengono insufficiente l’impegno industriale sul territorio: «Filctem, Flaei, Uiltec si aspettano di più sul lato industriale e di prospettiva».
Il nodo centrale: la diga delle Marmore senza sorveglianza notturna
Il caso più controverso riguarda proprio la diga delle Marmore. I sindacati evidenziano come, dopo la chiusura del Pt di Terni, l’impianto non sia più presidiato nelle 24 ore, a differenza di quanto avviene — secondo le stesse organizzazioni — in tutte le altre dighe gestite da Enel, «anche di minore complessità». I rappresentanti dei lavoratori si chiedono esplicitamente se «la mancanza del presidio h24, alla diga di Marmore, caratterizzata tra l’altro da un salto tra i più alti in Europa, non incida sulla sicurezza dell’impianto e soprattutto sulla sicurezza del territorio».
Questa mancanza viene indicata come la prova più evidente della politica aziendale di «restringimento di professionalità» che, a giudizio dei sindacati, penalizza strutturalmente il territorio ternano. L’annuncio finale è netto: qualora Enel non provveda «ai necessari inserimenti del personale», le organizzazioni sindacali avvieranno una nuova vertenza.
Seguici su
Aggiungi ternitomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.