Ilaria Solazzo: una voce semplice tra cultura, territorio e umanità

Tra radici pugliesi e cuore umbro: il viaggio umano e artistico di una voce autentica

Ilaria Solazzo

Nata negli anni Ottanta, Ilaria Solazzo affonda le proprie radici in una famiglia semplice e laboriosa: il padre dipendente dell’Ilva di Taranto e la madre commessa presso la Upim di Brindisi. Un contesto fatto di sacrifici e valori solidi che ha contribuito a forgiare una personalità determinata, sensibile e profondamente legata alle relazioni umane. Nonostante le origini pugliesi, Ilaria ha sempre mantenuto uno stretto legame con l’Umbria, dove vivono da oltre 30anni zii e cugini, trasformando questa regione in una vera e propria seconda casa.

Nel corso degli anni, la Solazzo ha costruito un percorso semplice, ricco e articolato. Autrice di libri e destinataria di diversi riconoscimenti, ha saputo distinguersi per la sua capacità di raccontare storie con autenticità e profondità. La sua esperienza si estende anche al mondo del cinema, delle pubblicità, e non solo! con partecipazioni a set cinematografici tra la Puglia e il Lazio, dove ha avuto modo di confrontarsi con ambienti creativi e stimolanti.

Nel campo delle interviste, Ilaria trova ispirazione in una figura iconica dello spettacolo italiano: l’indimenticabile Raffaella Carrà, di cui ammira – da sempre – lo stile diretto, elegante e al tempo stesso empatico. Un modello che si riflette nel suo modo di dialogare con i personaggi noti, e non, sempre improntato al rispetto e alla valorizzazione dell’interlocutore. Tra le sue passioni nel mondo dello spettacolo spicca anche la showgirl Lorella Cuccarini, che Ilaria ha avuto l’opportunità di conoscere durante l’adolescenza, esperienza che ha lasciato un segno significativo nel suo immaginario.

Il legame con l’Umbria si esprime – inoltre – attraverso tre luoghi che più l’hanno colpita: Assisi, Bastia, Scheggino e Foligno, che descrive come posti suggestivi, capaci di trasmettere quiete e bellezza autentica. Non mancano i ricordi legati alle persone del posto: il vino pregiato ricevuto in dono da Roberta Testaguzza, così come il braccialetto acquistato ad Assisi da Maria Rita Angelini, che Ilaria porta con sé ogni giorno come simbolo di affetto e connessione.

Al di là dei piccoli e grandi successi professionali, ciò che emerge con forza è la visione umana di Ilaria. Il suo obiettivo è chiaro: portare luce nel cuore degli altri, costruire ponti, creare legami sinceri. Anche di fronte alle ingiustizie e alle difficoltà causate da persone ambigue, lei ha scelto di non indurirsi, ma di continuare a credere nel valore dell’empatia e della condivisione.

Una figura che unisce talento e sensibilità, radici e apertura, raccontando attraverso il proprio percorso una storia fatta di passione, resilienza e autenticità.

Ilaria Solazzo e Linda Lucidi
L’artista Linda Lucidi insieme alla giornalista Ilaria Solazzo a Foligno

Intervista esclusiva ad Ilaria Solazzo.

Benvenuta sulla nostra testata cara Ilaria, quest’anno l’attenzione verso San Francesco è particolarmente sentita. Cosa rappresenta per lei questa figura?
“San Francesco è molto più di un simbolo religioso: è un messaggio universale. Parla di semplicità, rispetto per la natura e amore per il prossimo. In un mondo spesso frenetico e individualista, la sua voce risuona ancora attuale, quasi necessaria. Io ho mio padre che si chiama Francesco, mio cugino, mio zio, e molti miei amici che hanno avuto la fortuna di portare questo splendido nome”.

Il suo legame con l’Umbria non è un mistero. Da dove nasce questo amore?
“Nasce da una sensazione profonda di pace. L’Umbria è una terra che ti accoglie senza rumore, con i suoi paesaggi dolci, i borghi sospesi nel tempo e una spiritualità che si respira ovunque. È una regione che non ha bisogno di ostentare, ed è proprio questo il suo fascino”.

In che modo San Francesco ha influenzato il suo modo di vivere e di vedere l’Umbria?
“Mi ha insegnato a rallentare e ad ascoltare. È come se ogni pietra racconta una storia di armonia tra uomo e natura”.

C’è un luogo in Umbria che sente particolarmente suo?
“Assisi, senza dubbio. Non solo per la sua bellezza artistica, ma per l’energia che emana. Ogni volta che torno, è come ritrovare una parte di me stessa”.

Se dovesse descrivere l’Umbria con tre parole?
“Autenticità, silenzio, spiritualità”.

Qual è il momento dell’anno in cui l’Umbria esprime al meglio la sua anima francescana a suo avviso?
“Agosto. I colori caldi, la luce soffusa e l’atmosfera raccolta creano un contesto perfetto per la riflessione. È un periodo in cui tutto sembra rallentare, proprio come insegna San Francesco”.

Pensa che oggi il messaggio francescano venga compreso davvero?
“In parte sì, ma spesso in modo superficiale. San Francesco non è solo una figura da celebrare, ma da vivere quotidianamente. Il suo esempio richiede coraggio, perché implica scelte che secondo tanti possono apparire controcorrente”.

Cosa consiglierebbe a chi visita l’Umbria per la prima volta in questo anno speciale legato al Santo di Assisi?
“Di non limitarsi ai luoghi più noti, ma di perdersi nella bellezza. Camminare senza fretta, parlare con la gente del posto, assaporare il silenzio. È lì che si incontra davvero l’Umbria, a mio avviso”.

Il suo rapporto personale con la spiritualità è cambiato grazie alla nostra terra?
“Assolutamente sì. L’Umbria mi ha insegnato che la spiritualità non è qualcosa di distante o complicato, ma qualcosa di quotidiano, fatto di piccoli gesti e di attenzione verso chi ci circonda”.

Se lei potesse rivolgere una domanda a San Francesco, quale sarebbe?
“Gli chiederei come riusciva a mantenere quella serenità anche nei momenti più difficili. E credo che la sua risposta sarebbe semplice: fiducia”.

Avendo un legame molto forte con l’Umbria. Ci racconta delle Sue amicizie in questa regione?
“Certamente. L’Umbria rappresenta per me un luogo ‘speciale’, quasi una seconda casa. Nel tempo ho costruito amicizie basate sulla stima e sull’affetto reciproco. Sono rapporti sinceri, che custodisco con grande cura e che mi hanno accompagnata in tanti momenti importanti della mia vita”.

Ha ricevuto anche dei regali particolari da alcuni di loro?
“Sì, e sono regali a cui tengo moltissimo. Non si tratta solo di oggetti, ma di pensieri pieni di significato: libri, creazioni artigianali, dediche scritte a mano. Sono doni che raccontano un legame autentico e che per me hanno un valore affettivo inestimabile”.

Può svelarci due nomi e due regali?
“D’accordo. Una tela porta la firma di Irene Veschi, mentre l’atra quella di Raimonda Shahu Baldoni”.

Lei ha intervistato tanti artisti e volti noti umbri. Che esperienza è stata confrontarsi con personalità così diverse?
“È stata un’esperienza davvero preziosa. Ho avuto l’onore di intervistare artisti e protagonisti del territorio come Linda Lucidi, Roberta Testaguzza, Simone Fagioli, Agnese Benedetti, Paolo Diotallevi, Bruno Mohorovich, Iwan Manzoni, Marco Ambrosi, Maria Rita Angelini…solo per citarne alcuni. Ognuno di loro mi ha trasmesso qualcosa di unico, tra passione, talento ed umanità. Raccontare le loro storie mi ha permesso di valorizzare ancora di più la ricchezza culturale dell’Umbria”.

C’è qualcuno che – oggi – desidera ricordare in modo particolare?
“Sì, desidero ricordare con profondo affetto un artista umbro scomparso prematuramente nel 2025: Gianluca Cianetti di Foligno. Era un attore, poeta e scrittore di grande sensibilità, autore di libri tra cui “Ritmi” pubblicato con Italcomm. Gianluca era anche il marito di Linda Lucidi. La sua scomparsa ha lasciato un vuoto enorme, non solo nel mondo artistico ma anche umano. Era una persona capace di emozionare e lasciare un segno autentico in chiunque lo incontrasse”.

Lei ha anche lavorato con il regista Stefano Allevi. Che ricordo conserva di quell’esperienza?
“È stato un momento molto significativo del mio percorso. Ho lavorato con il regista umbro Stefano Allevi in Puglia, a Otranto, durante le riprese di alcune scene della fiction “Elisa di Rivombrosa”, con Antonio Cupo e Vittoria Puccini. Di Stefano ricordo la grande professionalità, la dolcezza, la simpatia e il suo essere sempre un vero gentleman. È una persona speciale, capace di creare un clima positivo e armonioso sul set”.

Un libro che vuole considerare ai nostri lettori?
“È stato scritto da una persona che rientra tra le mie amicizie umbre. Maria Grazia Martinelli ne è l’autrice, il libro si intitola ‘Semplicemente gentili’ a cura della 101edizioni. Nella quarta di copertina vi è racchiuso un messaggio semplice ma profondo: La gentilezza è una cosa che ti fa stare bene, è la colla che tiene unito l’universo. Senza essa il mondo si staccherebbe”.

Grazie Ilaria per aver condiviso con noi questi ricordi così intensi.
“Grazie a Lei, è stato un piacere raccontare una parte così importante della mia vita e del mio percorso”.

Grazie Ilaria per questa conversazione intensa e ispirante.
“Grazie a voi. Parlare dell’Umbria e di San Francesco è sempre un viaggio dentro l’anima”.

A chiudere l’incontro, un momento di intensa emozione: Ilaria Solazzo si è visibilmente commossa ricordando un frammento particolarmente significativo legato a Iwan Manzoni. Lo scorso anno, infatti, l’artista aveva prestato la sua voce per declamare una poesia scritta da Ilaria, interpretandola con profondo coinvolgimento su una tematica per lei molto speciale. Un ricordo che racchiude il senso più autentico del suo percorso: l’incontro tra parole, emozioni e anime capaci di riconoscersi.

Ilaria Solazzo e Roberta Testaguzza
La giornalista Ilaria Solazzo insieme alla scrittrice Roberta Testaguzza a Foligno
Redazione

Seguici su

Aggiungi ternitomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.

★ Aggiungici
Subscribe
Notificami
0 Commenti
più nuovi
più vecchi più votati

Articoli correlati

Altre notizie