Sandro Pacifici (Artis Terni): Abitare la città: il verde come esperienza quotidiana

"Il punto non è solo progettare meglio, ma vivere meglio: anche piccoli spazi verdi possono cambiare profondamente la qualità della vita urbana"

SANDRO PACIFICI

Nel suo intervento ha parlato di un cambiamento nel suo modo di guardare la città. In cosa consiste?

Nel fatto che, lavorando da molti anni come geometra e occupandomi di sicurezza nei cantieri, il mio approccio iniziale era estremamente concreto: mi concentravo sul progettare e costruire bene, rispettando rigorosamente regole e processi in una dimensione prettamente tecnica. Negli ultimi anni, però, è nata in me una domanda diversa: mi interessa capire come le persone vivano davvero all’interno degli spazi che costruiamo. Questo passaggio, da una visione puramente tecnica a una legata intimamente all’esperienza, cambia completamente il punto di vista su cosa significhi abitare una città.

Cosa incide davvero sulla qualità della vita urbana?

Incidono moltissimi elementi legati alla densità e alla complessità in cui siamo immersi e che spesso diamo per scontati: il traffico, lo smog, il rumore e la velocità continua con cui viviamo la città. Spesso non ce ne rendiamo conto, ma questi fattori esterni entrano profondamente nel nostro stato interiore, influenzando in modo diretto il nostro modo di pensare, di respirare e di stare al mondo. La qualità della vita, quindi, non dipende solo dall’estetica o dalla funzionalità degli spazi che ci circondano, ma dal modo in cui riusciamo a viverli ogni giorno.

Che ruolo ha il verde in questo contesto?

Il verde introduce una dimensione essenziale per contrastare la frenesia cittadina. Non ha solo una valenza ambientale o di semplice decoro, ma ricopre un ruolo profondamente psicologico ed emotivo. Serve a creare quelle che definisco “isole di benessere” all’interno della città, luoghi dove il verde non è solo estetica, ma dove il silenzio acquista un valore reale, l’aria diventa più respirabile e le persone possono semplicemente rallentare. Avere spazi del genere in cui fermarsi aiuta enormemente a ritrovare l’equilibrio mentale e interiore.

Servono sempre grandi progetti per ottenere questo risultato?

No, e questo è un punto cruciale. Se parliamo di rigenerazione non dobbiamo pensare soltanto alle grandi trasformazioni urbane o agli immensi spazi pubblici. Anche piccoli interventi mirati possono fare una differenza enorme. Abbiamo bisogno di spazi non solo funzionali, ma che abbiano una “qualità in più”: più luce, più verde, per diventare dei veri e propri piccoli spazi di respiro, dei “rifugi quotidiani” calati dentro la complessità della città.

Lei ha fatto riferimento anche a un’esperienza personale.

Sì, ho raccontato che da diversi anni ho scelto di vivere in campagna, in un’area periferica a diretto contatto con la natura. Dopo aver lavorato in città nei ritmi normali della giornata, tornare in questa sorta di “isola felice” mi permette di ritrovare l’equilibrio e il contatto con me stesso osservando i cicli della natura. Vivere in prima persona l’esplosione della primavera e la trasformazione continua dei colori e delle piante fa capire quanto questa armonia entri dentro di noi e incida potentemente sul benessere.

Qual è la sfida per Terni?

La grande sfida è riuscire a portare questa qualità e questa armonia naturale dentro il tessuto urbano, rendendola parte della vita quotidiana e non qualcosa che si debba necessariamente andare a cercare fuori città. Oggi è cambiato il concetto stesso di valore: il vero lusso non è tanto la casa in sé, ma la qualità della vita che quella casa e l’ambiente circostante permettono di vivere. Dobbiamo concentrarci sulla vita reale di tutti i giorni, perché è lì che passa davvero la qualità del nostro stare al mondo.

Redazione

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