La donna aggredita sul bus dal marito lo aveva sposato per aiutarlo coi figli

Fatiha, badante marocchina di Terni aggredita dal marito sul bus, lotta per la vita: la comunità islamica condanna la violenza e prega per la sua guarigione.

Lotta ancora per la vita Fatiha, 43 anni, la cittadina marocchina residente a Terni da anni con regolare permesso di soggiorno, che si trova in ospedale in gravi condizioni dopo essere stata aggredita dal marito Mohamed El Messaoudi sul bus che la portava al lavoro. L’episodio, avvenuto nella città umbra, rappresenta l’epilogo violento di una storia nata da un gesto di straordinaria generosità: la donna aveva scelto di sposare quell’uomo per offrire una madre ai suoi due gemelli, rimasti orfani dopo la morte della moglie durante il parto. Ne riferisce il Messaggero

Una promessa di solidarietà diventata tragedia

La vicenda affonda le radici in un piccolo centro del deserto del Marocco, dove le famiglie dei due protagonisti si conoscevano da tempo. Quando la moglie di Mohamed morì di parto dando alla luce due gemelli, la notizia scosse profondamente l’intera comunità. Fu allora che Fatiha, che lavorava a Terni come badante e viveva in via Fratelli Rosselli, nel quartiere Borgo Bovio, insieme alla figlia adolescente, prese una decisione inattesa.

«Ti sposo perché hai due bimbi che sono rimasti orfani. Voglio che crescano sereni, con una famiglia vera» — queste le parole con cui la donna fece la sua promessa di matrimonio. Nel 2022 la cerimonia si tenne in Marocco. Dopo il matrimonio, Fatiha rientrò in Italia e avviò le pratiche burocratiche per il ricongiungimento familiare, con l’obiettivo di portare a Terni prima il marito e poi i due gemellini.

L’arrivo in Italia e i primi segnali d’allarme

Mohamed El Messaoudi raggiunse la moglie a Terni nel settembre del medesimo anno. Nel febbraio successivo ottenne il permesso di soggiorno e trovò impiego nel nord Italia. Tuttavia, fin dai primi mesi, il suo comportamento aveva destato preoccupazione nell’ambiente comunitario.

Mimoun El Hachmi, imam della moschea di Terni, riferisce di aver tentato più volte di aprire un dialogo con l’uomo: «A settembre è venuto nel mio centro in via Vollusiano e abbiamo scambiato due parole, ma lui era molto chiuso. Entrava in moschea e stava lì anche due ore in preghiera senza dire una parola. Tante volte l’ho invitato a dirmi se avesse problemi, a chiedermi aiuto se ne avesse avuto bisogno».

‘imam aggiunge di aver compreso solo successivamente, apprendendo di un arresto ad aprile per violenza domestica nei confronti della moglie, che si trattava proprio di Mohamed: «Quando ho visto la notizia che ad aprile era stato arrestato un marocchino per violenza nei confronti della moglie ho saputo che si trattava di lui e sono rimasto scioccato, perché Fatiha è una donna bravissima».

La comunità marocchina si stringe in preghiera

La notizia dell’aggressione sul bus — mezzo con cui Fatiha si recava quotidianamente al lavoro — ha colpito duramente la comunità marocchina di Terni. Il fratello di Mohamed, che vive in città da tempo, era conosciuto e stimato, rendendo ancora più incomprensibile l’escalation di violenza di genere messa in atto dall’uomo.

Le parole dell’imam al riguardo non lasciano spazio all’ambiguità: «Un essere umano non fa queste cose. Per me lui non doveva stare qui. Basta violenza, nessun uomo, di nessun paese, deve cadere nel pozzo in cui è caduto lui. La donna deve essere rispettata, ha il diritto di lavorare, di uscire, di fare la propria vita senza limitazioni. Se non si va d’accordo c’è il divorzio».

Redazione

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4 mesi fa

Adesso bisogna fare legge aiuta le donne abusa di violenza.Pero’ non dobbiamo fare tutto erba fasciò adesso non tutti gli uomini non sono violenti.

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