La presidente della Giunta regionale dell’Umbria, Stefania Proietti, è intervenuta lunedì 18 maggio a Terni in occasione dell’inaugurazione dei lavori di ristrutturazione di una palazzina dell’ospedale Santa Maria. L’evento ha offerto l’occasione per affrontare davanti alla stampa i temi degli investimenti sulla struttura ospedaliera e, soprattutto, del futuro assetto delle aziende sanitarie locali umbre — una questione che divide le istituzioni regionali e locali.
Proietti: “Il piano sanitario richiede ancora valutazioni”
Sul tema cruciale della possibile unificazione delle due Usl, la presidente Proietti ha scelto la via della prudenza istituzionale: “Non posso confermare né smentire nulla. Le novità arriveranno con il piano sanitario regionale su cui stiamo lavorando e che richiede ancora molte valutazioni. Il finanziamento del sistema sanitario nazionale non è più compatibile con le esigenze dei territori e ogni Regione deve mettere in campo misure di efficientamento“.
Proietti ha inoltre anticipato le fasi del percorso di confronto previsto: il piano regionale sarà sottoposto alla discussione con i sindaci e i cittadini prima di approdare in consiglio regionale. Un iter che la presidente ha descritto come aperto e partecipato, ma che non ha convinto del tutto gli amministratori locali.
La replica di Bandecchi: “Accorpare le Usl non porta risparmi”
A rispondere con tono critico è stato il sindaco di Terni, Stefano Bandecchi, che ha commentato le parole della presidente giudicandole “apparentemente equilibrate ma nella sostanza sconcertanti”. Al centro della contestazione, la convinzione che l’accorpamento delle due aziende sanitarie locali non produrrebbe i benefici economici invocati dalla Regione.
“La possibilità di risparmiare, io direi ottimizzare, le spese per la sanità regionale non passa assolutamente dalla unificazione delle due Usl”, ha dichiarato Bandecchi, sottolineando come l’impossibilità di licenziare il personale attualmente in servizio — già in numero insufficiente rispetto alle esigenze del territorio — renderebbe l’operazione priva di vantaggi concreti. Secondo il sindaco, l’accorpamento produrrebbe un indebolimento funzionale con ricadute dirette sui cittadini, come già dimostrato, a suo avviso, dalle esperienze di altre regioni che hanno adottato modelli analoghi.
Il nodo della Usl2 e il ruolo di Terni
Bandecchi ha inoltre rimarcato la posizione strategica del capoluogo ternano, definendolo “una delle città più rilevanti del Centro Italia“, che “non può essere seconda a nessuno”. Il sindaco si è detto prossimo a convocare la conferenza dei sindaci per discutere le sorti della Usl2, rivendicando il diritto delle istituzioni locali a partecipare attivamente alle decisioni che riguardano la sanità del proprio territorio.
Sul metodo, Bandecchi ha condiviso le preoccupazioni espresse dai sindacati di categoria, che hanno richiesto un coinvolgimento preventivo nella redazione del piano sanitario regionale, e non una consultazione a posteriori. “Serve un confronto vero, fin dalle prime fasi della redazione, e non una partecipazione di facciata”, ha sottolineato il sindaco, invitando la giunta regionale a rispettare “i ruoli e l’opportunità istituzionale”.
Una proposta alternativa: il ritorno della delega statale
In una prospettiva più ampia, il sindaco di Terni ha anche avanzato una riflessione di sistema, suggerendo che la vera soluzione agli squilibri territoriali della sanità italiana non risiederebbe nelle riorganizzazioni regionali, bensì in un eventuale ritorno della competenza sanitaria in capo allo Stato, che potrebbe garantire “un servizio equo ed efficiente su tutto il territorio nazionale”. Una posizione che rimette in discussione l’attuale modello di regionalizzazione della sanità, giudicato dallo stesso Bandecchi non funzionante “innanzitutto per gli squilibri territoriali”.
Il confronto istituzionale sulla riorganizzazione sanitaria dell’Umbria è destinato ad animare le prossime settimane, con il piano regionale atteso al vaglio delle assemblee elettive e dei rappresentanti dei territori.
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