Il sindaco di Terni Stefano Bandecchi è tornato davanti alla giudice Ersilia Agnello del tribunale monocratico di Terni nelle udienze del 28 maggio e nella sessione precedente, nell’ambito del processo scaturito dai fatti del consiglio comunale del 28 agosto 2023, passato alle cronache come il “consiglio caos“. Le ipotesi di reato contestate dalla Procura della Repubblica di Terni comprendono minaccia, oltraggio, violenza e resistenza a pubblico ufficiale, interruzione di pubblico servizio e minaccia a un corpo politico. A rappresentare l’accusa il procuratore capo Antonio Laronga e il sostituto procuratore Marco Stramaglia, titolare del fascicolo.
La deposizione della comandante Sassi: il contatto fisico e le frasi minacciose
Tra le testimonianze più significative acquisite nel corso del dibattimento figura quella della comandante della Polizia Locale Gioconda Sassi. La teste ha ricostruito i momenti più concitati della seduta dichiarando di essersi frapposta tra le parti insieme ai colleghi per impedire il contatto diretto, precisando di essere stata toccata sul braccio sinistro mentre il sindaco «avanzava in maniera forte e importante verso i banchi dell’opposizione».
La comandante ha inoltre confermato le frasi attribuite a Bandecchi nelle relazioni di servizio: «si tolga», «qui comando io», «non faccio nulla, toglietevi» e la promessa di tirare «cartoni» ai vigili urbani in una eventuale occasione successiva. Quest’ultima affermazione, secondo quanto riferito dalla Sassi, sarebbe stata pronunciata nei giorni seguenti ai fatti, alla presenza del personale in servizio. Nel controesame, l’avvocato difensoreha rilevato che il sindaco si avvicinò due volte al consigliere Marco Cecconi senza colpirlo, e che la stessa comandante ha ammesso di non conoscere l’esatto significato inteso da Bandecchi con il termine «cartoni».
Il luogotenente Piero Pacetti, comandante della stazione carabinieri di Terni, ha ripercorso le fasi iniziali dell’indagine, dall’acquisizione della notizia di reato fino alla raccolta delle dichiarazioni a verbale. Fu Pacetti a ricevere l’esposto-querela depositato nella stessa giornata del 28 agosto 2023 dai consiglieri Orlando Masselli — allora in Fratelli d’Italia, oggi nella formazione del generale Vannacci — e Marco Celestino Cecconi, unica parte civile costituita.
La perizia audio
Una parte consistente del dibattimento è stata occupata dall’esame della perizia audio, affidata alla dottoressa Rosa Letizia Farini, incaricata di trascrivere i circa quattro minuti di forte sovrapposizione di voci che hanno caratterizzato la seduta caotica. Il perito ha spiegato di aver completato l’elaborato anche recependo alcune osservazioni del consulente di parte, circostanza che ha immediatamente provocato l’eccezione dell’avvocato De Luca: le parti non avrebbero potuto verificare quali rilievi fossero stati effettivamente accolti, non disponendo della versione precedente della relazione.
Il confronto si è fatto particolarmente serrato quando il pm Stramaglia ha sottoposto la consulente a una verifica diretta, facendole riascoltare in cuffia brevi spezzoni audio per accertare la corrispondenza tra quanto percepito in quel momento e quanto trascritto. La tensione ha richiesto l’intervento della stessa giudice Agnello e dell’avvocato Morlacchini per ricondurre il dibattito entro toni più moderati.
Il nodo centrale si è poi spostato sulla metodologia della perizia: la Farini aveva incluso nella relazione non solo le frasi pronunciate dai presenti, ma anche descrizioni di quanto visibile nei filmati. Su questo punto, avvocati De Luca e pubblico ministero hanno chiesto congiuntamente l’espunzione immediata di tutti i passaggi non riconducibili a una trascrizione letterale. La difesa di Bandecchi si è opposta, ma la giudice Agnello ha accolto l’istanza, disponendo lo stralcio definitivo delle parti descrittive.
La difesa sostiene che il regolamento del consiglio comunale prevede l’utilizzo di un solo microfono alla volta, previa prenotazione elettronica. Bandecchi, in quel momento, stava intervenendo sull’assunzione di nuovo personale della Polizia Locale, rivolgendo critiche all’ex assessore al Bilancio Masselli. La tesi difensiva individua nell’intervento fuori turno e a microfono spento di Marco Cecconi la causa scatenante dell’interruzione della seduta, non nella reazione del sindaco.
Il procuratore Laronga ha respinto con nettezza questa ricostruzione, anticipando a verbale che per l’accusa non vi è stato alcun atteggiamento provocatorio da parte di Cecconi, riservando il dettaglio dell’argomentazione alla requisitoria finale.La giudice Ersilia Agnello ha aggiornato il processo all’8 ottobre alle ore 15, data in cui è prevista la prossima udienza per l’audizione di altri sei testimoni informati sui fatti.
Bandecchi: rigore fallito
Intercettato da TeleGalileo all’uscita dell’udienza, Bandecchi ha commentato: “Mi sembra che hanno avuto un rigore ma l’hanno sbagliato, c’è una grande delusione. Poi mi sembra che siamo tutti impauriti dall’inizio di questa cosa. Ho visto che si sono tutti fermati sul fatto di chi aveva il microfono acceso e quindi ho visto che la pubblica accusa non era contenta di vedere chi ha (0interrotto realmente il Consiglio Comunale. Secondo me c’è un problema, la pubblica accusa dovrebbe guardare le cose come stanno . Per questo abbiamo visto il filmato e li ho visti molto impauriti di vedere e di capire chi ha interrotto il Consiglio Comunale. La parola stava al sindaco. Ora cominceremo a parlare anche noi, sarà divertentissimo.
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