Una vicenda di atti persecutori ha portato alla condanna di una donna ternana di 33 anni a due anni e dieci mesi di reclusione. La sentenza, emessa dal gup Barbara Di Giovannantonio con il rito abbreviato, riguarda comportamenti che hanno coinvolto non solo l’ex moglie del compagno della donna, ma anche i figli di quest’ultima, tra i 2 e gli 8 anni.
Secondo quanto ricostruito dalla procura di Terni, la 33enne non tollerava che il compagno e la sua ex moglie trascorressero del tempo insieme ai figli. Ne sono seguiti appostamenti, messaggi con insulti e auguri di morte, e persino minacce rivolte ai bambini.
Aggressioni dirette e molestie
Non si è trattato solo di persecuzioni virtuali: la donna ha agito anche di persona. In due occasioni presso un ristorante Sushi di Terni, aveva intercettato la ex del compagno e i figli, insultando la donna e uno dei bambini, gettandole dell’acqua addosso e cercando di colpire il piccolo.
Gli episodi sono stati documentati e portati all’attenzione della Polizia di Stato, che ha trasmesso gli atti all’autorità giudiziaria. Durante il processo, la pubblica accusa aveva chiesto una pena di due anni e sei mesi, riconoscendo l’equivalenza tra attenuanti generiche e aggravanti.
Reazioni e sentenza
La parte civile, rappresentata dall’avvocato Elisa Esposito, aveva chiesto una condanna più severa, contestando la decisione della procura. Alla fine, il gup ha stabilito due anni e dieci mesi di reclusione per la donna, assistita dagli avvocati Juri Fucili e Bruno Capaldini.
Il caso mette in evidenza come lo stalking possa estendersi anche ai minori, causando traumi diretti e indiretti. La sentenza ribadisce la necessità di proteggere le vittime, soprattutto quando si tratta di bambini, e sottolinea l’importanza di interventi tempestivi delle autorità.
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