Francesco Neri (Presidente Leo Club Terni): Giovani, leadership e volontariato internazionale nel Leo Club

Dalle campagne sanitarie all’inclusione sociale, fino ai service internazionali: formare giovani capaci di mettersi al servizio della comunità e praticare cittadinanza attiva

Francesco Neri

Che realtà rappresenta oggi il Leo Club?

Il Leo Club è una delle principali organizzazioni giovanili di volontariato collegate al Lions Club International. È una realtà internazionale che promuove attività di solidarietà e service partendo da un principio molto semplice: dove esiste un bisogno, deve esserci qualcuno disposto ad aiutare. Il nostro obiettivo non è soltanto organizzare iniziative benefiche, ma anche formare giovani capaci di assumersi responsabilità verso la comunità. Attraverso il volontariato cerchiamo di trasmettere valori come collaborazione, partecipazione e attenzione verso gli altri.

Qual è la particolarità del Leo Club rispetto ad altre realtà associative?

La particolarità è che il Leo Club è composto interamente da giovani, dai dodici ai trent’anni. Questo significa che il volontariato diventa anche un percorso di crescita personale e civile. I ragazzi imparano a lavorare in gruppo, a organizzare attività, a confrontarsi con i problemi reali delle persone e a sviluppare senso di responsabilità. Crediamo molto nella capacità dei giovani di diventare protagonisti della vita sociale. Spesso si parla delle nuove generazioni solo in termini negativi, mentre invece esistono tanti ragazzi che hanno voglia di impegnarsi concretamente per il territorio e per gli altri.

Quanto conta la dimensione internazionale nella vostra esperienza?

Conta moltissimo. Essere parte di una rete internazionale permette ai giovani di confrontarsi con esperienze, culture e sensibilità diverse. Attraverso il volontariato nascono amicizie, collaborazioni e relazioni che spesso continuano anche nel tempo. Questa dimensione internazionale aiuta anche a sviluppare una mentalità più aperta e consapevole. Si comprende che problemi sociali, fragilità e bisogni esistono ovunque e che la solidarietà può diventare un linguaggio comune capace di unire persone molto diverse tra loro.

Quali attività portate avanti concretamente sul territorio?

Operiamo in molti ambiti. Organizziamo raccolte fondi per la Protezione Civile, campagne di sensibilizzazione sulla salute e iniziative dedicate a temi come fibrosi cistica, endometriosi e diabete. Collaboriamo anche con progetti legati all’oncologia pediatrica e sosteniamo attività benefiche rivolte alle persone più fragili. Cerchiamo sempre di unire solidarietà concreta e sensibilizzazione culturale, perché crediamo che il volontariato debba aiutare non solo materialmente ma anche a creare maggiore consapevolezza sociale.

Vi occupate anche di inclusione e disabilità.

Sì, collaboriamo con l’Unione Italiana Ciechi e organizziamo iniziative come le cene al buio, che aiutano le persone a comprendere concretamente le difficoltà vissute da chi ha disabilità visive. Sono esperienze molto forti che servono non soltanto a sensibilizzare, ma anche a sviluppare empatia e attenzione verso gli altri. Ci occupiamo inoltre di valorizzazione culturale del territorio e di iniziative rivolte ai giovani, perché crediamo che inclusione e partecipazione debbano andare di pari passo.

Durante il suo intervento ha parlato molto del concetto di leadership. Cosa significa per voi?

Per noi leadership non significa potere personale o ricerca di visibilità. Un leader è qualcuno che si mette al servizio degli altri attraverso il volontariato e l’impegno concreto. Significa dare l’esempio, assumersi responsabilità e imparare a collaborare. Credo che oggi ci sia bisogno di una leadership più umana e meno autoreferenziale, soprattutto tra i giovani. Il volontariato insegna proprio questo: a lavorare insieme e a sentirsi responsabili non solo di sé stessi ma anche della comunità.

In che modo il volontariato può aiutare i giovani a crescere come persone e cittadini?

Il volontariato mette al centro l’essere umano. Attraverso il service i giovani imparano a collaborare, ascoltare e costruire relazioni autentiche. Mi piace ricordarlo con una frase di Terenzio che sento molto vicina al nostro modo di vivere il volontariato: “Sono un essere umano e nulla di ciò che è umano considero estraneo”. Credo che questo rappresenti bene il senso più profondo del nostro impegno: costruire una comunità più solidale, consapevole e capace di prendersi cura delle persone.

Redazione

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