Accordo efficienza impianti ad Ast: fino a 2.700 euro ai lavoratori, ma il fronte sindacale si spezza

Il nuovo Premio Efficienza Impianti firmato a viale Brin introduce fasce mensili fino a 200 euro e opzioni welfare, mentre Fim, Fiom e Uilm escludono Fismic e Ugl dalla comunicazione congiunta

Acciai Speciali Terni e le rappresentanze sindacali hanno siglato nella tarda serata di ieri l’accordo definitivo sul Premio Efficienza Impianti (PEI), un’intesa ponte valida fino al 31 dicembre 2026 che porta ai lavoratori dello stabilimento di viale Brin un sensibile incremento economico. L’intesa, sottoscritta da Fim, Fiom, Uilm, Fismic e Ugl, chiude mesi di stallo legati alla questione dei 150 euro di vacanza contrattuale e introduce un sistema di erogazione mensile strutturato su parametri tecnici di produttività e qualità. Il dato politico che emerge dalla notte ternana è però altrettanto rilevante: le segreterie territoriali confederali hanno diffuso una nota autonoma escludendo i sindacati autonomi, scatenando una reazione immediata da parte di Fismic e Ugl.

Il nuovo modello retributivo decorre retroattivamente dal 1° aprile 2026 e sostituisce i precedenti schemi premianti. Per il primo trimestre 2026, i 150 euro di vacanza contrattuale sono stati comunque riconosciuti e liquidati ai lavoratori. Il meccanismo prevede due fasce principali: la Fascia A garantisce un’erogazione mensile di 200 euro, mentre la Fascia B aggiunge ulteriori 100 euro al mese, per un massimale mensile di 300 euro su quest’ultima. Il montante complessivo massimo per i nove mesi di vigenza è fissato a 2.700 euro, equivalente su base annua a 2.400 euro per la Fascia A e 1.200 euro aggiuntivi per la Fascia B.

Le erogazioni seguiranno una cadenza mensile, con accredito nelle competenze del mese successivo a quello di maturazione. Unica eccezione è il comparto SDF/Staff, per il quale rimane confermata una base di calcolo e una liquidazione a carattere trimestrale. Il premio è inoltre convertibile in welfare aziendale con una maggiorazione del 25%, portando il valore della prestazione fino al 125% del premio maturato. La RSU provvederà nelle prossime ore a distribuire materiale informativo dettagliato tra i lavoratori.

Sul piano tecnico, il calcolo del PEI si basa su variabili operative specifiche per ciascun reparto: la Messa a Mille (MAM), i volumi dei Declassati, gli indici di utilizzo delle linee, l’andamento delle rilavorazioni e dei ripassi. Ogni voce genera percentuali economiche differenziate, calibrate sulla specificità produttiva di ciascuna area. Per i dipendenti — operai, impiegati o quadri — che operano su più aree dello stabilimento, il calcolo avverrà attraverso la media delle cinque aree operative individuate dall’accordo, garantendo una tutela specifica per la mobilità interna.

L’accordo, pur rappresentando un elemento aggiuntivo rispetto al tradizionale Premio di Risultato (PDR), introduce un modello innovativo che le organizzazioni sindacali si impegnano a monitorare costantemente nel corso della sua vigenza temporale limitata. La chiusura dell’intesa giunge a pochi giorni dal rinnovo delle Rappresentanze Sindacali Unitarie nello stabilimento, circostanza che amplifica la portata politica della frattura comunicativa emersa a notte fonda.

La decisione di Fim, Fiom e Uilm di pubblicare una nota separata, senza il coordinamento con Fismic e Ugl, ha generato una risposta diretta da parte dei sindacati autonomi. Marco Bruni, coordinatore della RSU Fismic Confsal, non ha usato mezzi termini: “Quanto accaduto ieri sera per quanto mi riguarda rappresenta un evento mai successo nonostante la condivisione è su tutto e mai una discussione tra di noi componenti della delegazione trattante sul percorso che ci ha portato a chiudere l’accordo sul PEI. La triplice ha deciso di uscire in maniera unilaterale senza condividere il comunicato. Riflettendo sul fatto che abbiamo votato il rinnovo delle RSU da pochi giorni, riteniamo un atteggiamento del genere politicamente gravissimo e immotivato. Si tratta di un tentativo di spaccare il fronte sindacale che non fa il bene dei lavoratori, che evidentemente non stanno in cima ai pensieri dei confederali impegnati in posizionamenti politici”.

La rottura sul piano comunicativo evidenzia come, al di là dei risultati contrattuali condivisi, il clima tra le sigle sindacali dello stabilimento ternano resti attraversato da tensioni profonde, che rischiano di condizionare la gestione futura di un accordo che richiederà monitoraggio costante e coesione tra tutte le rappresentanze firmatarie.

Redazione

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