La sentenza 94/2026 della Corte dei Conti, sezione terza giurisdizionale centrale d’appello, ha definitivamente prosciolto gli ex amministratori del Comune di Terni coinvolti nella vicenda relativa alla Tari 2014. Tra i destinatari del pronunciamento figurano l’ex sindaco Leopoldo Di Girolamo, oggi segretario comunale del Pd, l’ex assessore al bilancio Vittorio Piacenti D’Ubaldi, oltre a dirigenti e funzionari comunali all’epoca in carica.
La Corte ha riconosciuto la correttezza dell’operato di tutti i soggetti coinvolti, escludendo qualsiasi profilo di disinteresse nei confronti della cosa pubblica. La sentenza chiude definitivamente un procedimento avviato in relazione alla gestione della tassa sui rifiuti durante l’ultima consiliatura di centrosinistra a Terni.
La vicenda si riferisce, nello specifico alla mancata riscossione della Tari, nel 2014, che secondo le accuse avrebbe ausato un buco quantificato in 600mila euro nelle casse del Comune di Terni. Tale situazione, secondo la magistratura contabile era da attribuire al fatto che non vennero definite chiaramente le nuove competenze di comune e ASM, la società che gestisce il ciclo dei rifiuti e quindi erano state riscontrate da parte della Ragioneria generale dello Stato gravi inefficienze nell’organizzazione e nell’attività di riscossione.
La Corte dei Conti aveva condannato in prima istanza Di Girolamo e Piacenti a pagare 50mila euro ciascuno a Palazzo Spada e cinque tra dirigenti e funzionari amministrativi del Comune dovranno invece pagare 30mila euro a testa. Il ricorso si basava sul fatto che nel 2015 e 2016 il tasso di riscossione della tari sarebbe stato superiore alla media nazionale. Bocciata in primo grado, è arrivato ora l’accoglimento della tesi e quindi il proscioglimento. In sostanza, per la sezione terza giurisdizionale centrale d’appello non ci sono prove sufficienti della colpa grave e del nesso causale tra le condotte dei coinvolti e l’effettivo danno contestato. Tradotto: manca la prova del dolo o come scrive la Corte dei Conti: “atteggiamenti di grave disinteresse della cosa pubblica nell’espletamento delle proprie funzioni, di negligenza massima e di deviazione dal modello di condotta connesso ai propri compiti”.
A commentare l’esito del giudizio sono Francesco Filipponi, consigliere regionale e presidente della Prima commissione dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, e Pierluigi Spinelli, capogruppo del PD in consiglio comunale a Terni. In una nota congiunta, i due esponenti dem definiscono la sentenza «un’ulteriore testimonianza della bontà dell’azione amministrativa» degli allora amministratori e sottolineano la «positiva collaborazione con tutti i tecnici». Filipponi e Spinelli leggono il verdetto come «un segno tangibile di fiducia verso il futuro» per il partito e per la coalizione di centrosinistra.
Seguici su
Aggiungi ternitomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.