La vicenda dell’impianto eolico Phobos, il grande complesso che dovrebbe sorgere fra Orvieto e Castegiorgio al centro di un contenzioso fra l’azienda tedesca Rwe che vuole realizzarlo e la Regione che lo ha bloccato, finisce sulle pagine dei quotidiani nazionali.
Ne parla Il Foglio, che rilancia la famosa petizione con in calce 100 firme vip inviata al presidente della Repubblica Mattarella per bloccare il progetto, alla quale si è unito anche Fiorello dai microfoni di La Pennicanza. Il Foglio, nell’articolo di Luciano Capone parla di sindrome “Nimby” (acronimo di Not in my backyard”, ovvero “Non nel mio cortile”), ma in salsa vip. Capone rivela infatti come molti dei firmatari siano titolari di ville nel territorio sul quale a loro dire ricadrebbe l’impianto: “la transizione ecologica sì, ma non nel mio giardino. O meglio, non nel giardino della mia villa. Quelle di personaggi ricchi e famosi che non vogliono che una pala eolica “rovini” il panorama che si ammira dalla propria dimora”
I vip che si oppongono a Phobos
A opporsi a qualsiasi atto amministrativo a favore dell’impianto di energie rinnovabili ci sono – dice il Foglio – la famiglia Rohrwacher, quella dell’attrice Alba e della regista Alice; lo stilista Alessandro Michele, direttore creativo di Valentino e prima di Gucci; la principessa Marie-Astrid von Liechtenstein con il marito Ralph Worthington V.
“Reinhard Rohrwacher, padre di Alba e Alice, possiede una proprietà composta da 10 ettari e due fabbricati, dove vive e svolge l’attività di apicoltore (il contesto familiare è quello raccontato da Alba Rohrwacher nel film “Le meraviglie”). Sostiene che l’impianto avrebbe un notevole impatto negativo dal punto di vista visivo in una zona dal grande valore storico, paesaggistico e culturale; un impatto negativo sulla filiera agroalimentare, sulla pastorizia e sul turismo; deprezzerebbe il valore degli immobili e delle proprietà nella zona; e danneggerebbe la salute per la diffusione di sostanza inquinanti, oltre che per gli “effetti acustici” e le “vibrazioni rilevanti” delle pale”, sottolinea Capone.
E ancora: “Alessandro Michele, stilista di fama mondiale, è invece dal 2018 il proprietario del Castello di Montalfina, nel comune di Castel Giorgio: un complesso con vari fabbricati, una chiesa e 400 ettari di terreni circostanti di cui 180 ettari di bosco. Il problema del direttore creativo di Valentino è che a 2,6 chilometri è prevista l’installazione di uno dei sette aerogeneratori del progetto Phobos che, pertanto, si vedrebbe dal balcone del castello ledendo così irreversibilmente il suo “diritto al panorama”.
Ma non è finita: “La preoccupazione per il deprezzamento del patrimonio causato dalle rinnovabili è anche ciò che muove la principessa Marie-Astrid von Liechtenstein (…), nipote di due nobili capi di stato che nel 2020 acquistò il castello di Montiolo, nel comune di Castelgiorgio: Ebbene, anche dal balcone del castello della principessa si vedrà un aerogeneratore previsto a 1,1 chilometri di distanza. Il problema, scrive la nobile coppia nel ricorso al Tar, è che loro hanno previsto lavori di manutenzione straordinaria per trasformare i fabbricati e il castello in attività turistico-ricettive e “la realizzazione dell’impianto è destinata ad arrecare pregiudizio all’attività ricettiva, a determinare un deprezzamento del valore commerciale della proprietà, un aumento dell’inquinamento acustico”.
L’articolo sottolinea poi come tutti questi nobili in questi anni sono impegnati per l’ambiente: “Rhinhard Rohrwacher produce miele biologico e si batte contro l’uso di pesticidi e diserbanti. Alice Rohrwacher è considerata un’esponente di spicco dell’“ecocinema” (…)Alba Rohrwacher ha invece prestato la sua voce narrante al documentario “Antropocene”. Alessandro Michele, già quando era direttore creativo di Gucci, aveva abbandonato l’uso di pellicce e avviato un sistema di compensazione per le emissioni di gas serra nella fase di produzione”
Poi l’affondo: “Dopo tutto quello che ha fatto contro il cambiamento climatico da stilista, non gli si può piazzare una pala eolica a 2,5 chilometri di distanza dal suo castello deprezzandolo. Le pale eoliche andrebbero messe dove vivono i poveri, che generalmente posseggono auto inquinanti, si vestono di robaccia a basso costo prodotta generando tonnellate di CO2 e che vivono in case energeticamente inefficienti che comunque non subirebbero alcun deprezzamento perché già valgono poco.”
Nell’articolo poi si inserisce il presidente di Legambiente Umbria Maurizio Zara: “questi Vip, facendo il gioco di alcuni comitati e associazioni che si oppongono agli impianti, finiscono per contribuire a quella mistificazione della realtà che a sua volta non fa che fomentare la popolazione e la politica, che segue a rimorchio“. Capone sottolinea poi come nella documentazione inviata dall’azienda al Mase, che l’ha approvata, vi siano foto del rendering che mostrano come le pale, da Orvieto non si vedano.
Il rendering che è stato diffuso e sulla base del quale è stata firmata la petizione, come spiega Capone, è falso e realizzato da una delle associazioni contrarie. La pala più vicina, come spiega, è a oltre 8 chilometri dal centro di Orvieto e nascosta da una collina
Nella petizione invece, l’eolico viene descritto come tossico e dannoso: “Nel complesso l’impianto provoca impatti diretti e misurabili sulla salute umana, combinando effetti chimici, acustici, percettivi e ambientali, con conseguenze negative certe per il benessere delle popolazioni”
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