A Terni si accende il confronto politico sull’assetto della partecipazione territoriale dopo la bocciatura, in seconda commissione consiliare, della proposta di istituzione dei Consigli di Quartiere e dei Municipi presentata dal consigliere comunale del Partito Democratico Michele Di Girolamo. L’atto di indirizzo mirava a reintrodurre organismi di rappresentanza locale con funzioni consultive e di collegamento tra cittadini e amministrazione comunale.
La proposta prevedeva la creazione di cinque Consigli di Quartiere nell’area urbana (Centro, Cervino, Ferriera, Colleluna e Valserra) e di quattro Consigli di Municipio nei territori legati alle ex municipalità di Collestatte, Torre Orsina, Piediluco, Papigno, Cesi e Collescipoli. L’obiettivo dichiarato era quello di rafforzare la partecipazione dei cittadini alle scelte amministrative relative ai territori in cui vivono.
Secondo quanto illustrato dal proponente, il progetto includeva anche la previsione di uno stanziamento complessivo di 1.650.000 euro a partire dal bilancio 2027, destinato a lavori pubblici, manutenzioni, sostegno alle associazioni e servizi locali. La cifra proposta ricalcherebbe, secondo il PD, gli stanziamenti già previsti fino al 2014 per le circoscrizioni comunali, aggiornati con rivalutazione ISTAT. Ogni quartiere e municipio avrebbe avuto una dotazione media di circa 150mila euro ciascuno, con funzioni però esclusivamente consultive e senza potere di spesa diretto.
La proposta è stata respinta con il voto contrario dei gruppi di maggioranza e opposizione di centrodestra, tra cui Alternativa Popolare, Fratelli d’Italia, Forza Italia e gruppo misto, mentre il gruppo del Partito Democratico ha votato a favore. La bocciatura ha determinato una nuova frattura politica sul tema della partecipazione e della gestione dei territori periferici e delle ex municipalità.
L’iniziativa presentata in commissione prevedeva inoltre l’istituzione dei nuovi organismi entro ottobre 2026, in linea con esperienze già attive in altri capoluoghi italiani, sia amministrati dal centrosinistra sia dal centrodestra, come Pesaro, Cesena e Ravenna. Secondo il promotore, strumenti di questo tipo rappresenterebbero un modello già consolidato di democrazia partecipativa a livello locale.
Nel suo intervento, Michele Di Girolamo ha criticato la decisione della commissione, definendo incomprensibile la posizione delle forze politiche contrarie alla proposta. Secondo il consigliere, la mancata attivazione di strumenti di rappresentanza territoriale rischierebbe di lasciare in secondo piano le esigenze delle aree periferiche e delle ex municipalità, riducendo il coinvolgimento diretto dei cittadini nelle scelte amministrative.
Nel suo ragionamento, il consigliere ha collegato la questione anche ad alcune criticità del territorio, citando il caso di Cesi e l’utilizzo delle risorse del PNRR, la mancata valorizzazione di Collescipoli nel circuito dei borghi storici, e le difficoltà segnalate nelle aree di Papigno, Marmore, Piediluco, Collestatte e Torre Orsina. Secondo questa lettura, la mancanza di strumenti di rappresentanza locale inciderebbe sulla capacità di gestione e valorizzazione delle singole realtà territoriali.
Nonostante l’esito negativo in commissione, il Partito Democratico ha annunciato la volontà di portare comunque la discussione in Consiglio comunale, chiedendo un ulteriore confronto politico sulla proposta. Il consigliere ha inoltre ricordato come, in precedenti sedi istituzionali, il sindaco avrebbe espresso apertura verso l’istituzione di organismi di partecipazione territoriale, posizione poi non confermata in sede di commissione dalla maggioranza.
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