Muletti nei negozi e lavori extra per i commessi, caos negli Eurospin: “Ora basta”

Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UilTucs denunciano criticità su sicurezza, turni, personale e condizioni di lavoro nei punti vendita regionali.

Le organizzazioni sindacali Filcams Cgil Perugia e Terni, Fisascat Cisl Umbria e UilTucs Umbria chiedono un intervento immediato a Eurospin Tirrenica per affrontare le criticità segnalate dalle lavoratrici e dai lavoratori dei punti vendita umbri.

La richiesta arriva dopo un incontro tra le rappresentanze sindacali e la direzione aziendale, convocato per discutere delle problematiche presenti nella rete commerciale regionale. Secondo i sindacati, il confronto non avrebbe prodotto risposte sufficienti rispetto alle questioni sollevate.

La situazione non è più sostenibile. Chiediamo un cambio di passo immediato a Eurospin Tirrenica”, dichiarano Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UilTucs, chiedendo “un confronto serio e responsabile che entri nel merito delle questioni sollevate e individui soluzioni concrete per migliorare le condizioni di lavoro nei punti vendita umbri”.

Tra i principali temi portati al tavolo sindacale figurano quelli legati alla salute e sicurezza sul lavoro, con particolare attenzione alla presenza dei Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (Rls). Secondo le organizzazioni sindacali, il numero degli Rls presenti sul territorio umbro non sarebbe adeguato rispetto alle dimensioni della rete commerciale e alle necessità organizzative.

Un altro aspetto evidenziato riguarda l’utilizzo dei muletti nei punti vendita, rispetto al quale, secondo i sindacati, continuerebbero ad arrivare segnalazioni e sarebbero stati registrati anche episodi di infortunio.

Se un problema si ripresenta con tale frequenza, probabilmente non può più essere considerato un episodio”, sottolineano Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UilTucs, richiamando la necessità di affrontare la questione con interventi strutturali.

Le sigle sindacali segnalano inoltre presunte difficoltà nel rispetto delle limitazioni e prescrizioni indicate dal medico competente per alcuni lavoratori, oltre alle problematiche relative al rispetto delle 11 ore di riposo tra un turno di lavoro e l’altro, previste dalla normativa vigente.

Un ulteriore punto di tensione riguarda la gestione delle pulizie dei servizi igienici. Secondo quanto riferito dalle organizzazioni sindacali, queste attività verrebbero richieste ai dipendenti pur non rientrando nelle mansioni previste dal contratto.

In molti casi, quando il personale si rifiuta di svolgere tali attività, l’incombenza ricade su lavoratori esternalizzati e quindi maggiormente esposti a pressioni e ricatti occupazionali”, affermano i sindacati, evidenziando anche situazioni in cui i servizi igienici rimarrebbero in condizioni non adeguate per diversi giorni.

Secondo Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UilTucs, il quadro sarebbe aggravato da altri elementi organizzativi, tra cui l’aumento delle dimissioni volontarie. Le sigle parlano di lavoratori, anche con anzianità di servizio decennale, che avrebbero deciso di lasciare l’azienda, un fenomeno che viene indicato come un segnale da analizzare rispetto alle condizioni lavorative.

I sindacati evidenziano anche il tema delle trasferte tra diversi punti vendita, spesso caratterizzate da spostamenti significativi. Secondo le organizzazioni, i rimborsi chilometrici riconosciuti ai lavoratori non sarebbero più adeguati rispetto ai costi effettivi sostenuti, anche alla luce dell’aumento dei prezzi del carburante.

Particolare attenzione viene inoltre rivolta al periodo estivo, quando l’aumento dei volumi di lavoro e la necessità di garantire le ferie programmate renderebbero più evidente la carenza di personale.

Il risultato è un ricorso massiccio alle ore supplementari e straordinarie, con lavoratori part-time che arrivano spesso a svolgere un numero di ore vicino al doppio di quelle previste dal proprio contratto”, spiegano le organizzazioni sindacali, secondo cui una situazione che si ripete ogni anno non può più essere considerata eccezionale.

Le sigle di categoria chiedono quindi un nuovo confronto con l’azienda per individuare soluzioni condivise. “Sono anni che ai tavoli di confronto vengono portate problematiche concrete e documentate senza che l’azienda manifesti una reale volontà di affrontarle e risolverle”, dichiarano.

Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UilTucs ribadiscono che il dialogo resta lo strumento principale per affrontare le difficoltà, ma chiedono che il confronto sia accompagnato da azioni concrete.

“In mancanza di segnali concreti da parte dell’azienda, saremo costretti a valutare ogni iniziativa utile alla tutela dei lavoratori”, concludono i sindacati, annunciando la possibilità di coinvolgere gli organismi competenti e, se necessario, promuovere iniziative di mobilitazione.

Redazione

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