ll Comune di Terni ha introdotto – primo in Italia- il tesserino identificativo per i rider del food delivery, uno strumento che sta facendo scuola in Umbria: nei giorni scorsi anche Uil Trasporti Perugia ha chiesto di adottare la stessa misura nel capoluogo regionale, mentre a livello nazionale prosegue parallelamente il confronto tra le sigle sindacali e Confcommercio AssoDelivery per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale (CCNL) dei lavoratori delle consegne a domicilio.
Sul tema è intervenuto il capogruppo regionale della Lega Umbria, Enrico Melasecche, secondo cui la richiesta sindacale di estendere il tesserino a tutti i Comuni umbri “conferma la bontà di una battaglia che sosteniamo da tempo”. Il settore delle consegne a domicilio, ha aggiunto, ha bisogno di regole chiare, controlli efficaci e strumenti che garantiscano legalità, sicurezza e trasparenza.
Sicurezza e legalità al centro del dibattito
Per Melasecche il tesserino identificativo servirebbe a contrastare fenomeni come il caporalato, il lavoro nero e lo sfruttamento, offrendo al contempo garanzie a chi riceve una consegna: “chi riceve una consegna a domicilio deve poter sapere chi ha davanti”, ha dichiarato. Il capogruppo leghista ha richiamato episodi di cronaca che negli ultimi anni hanno coinvolto alcuni rider in attività illecite, tra cui casi di spaccio registrati anche sul territorio umbro, precisando che questo non equivale a una criminalizzazione dell’intera categoria, composta in gran parte da persone che lavorano onestamente. Il tesserino avrebbe inoltre una funzione legata all’igiene alimentare, consentendo di verificare il rispetto degli obblighi previsti per chi trasporta cibo.
Nel suo intervento, Melasecche ha criticato la legge regionale approvata dalla maggioranza di sinistra, definendo il risultato “una scelta che ha prodotto una disciplina frammentata” sul territorio regionale, in assenza di uno strumento uniforme valido per tutti i Comuni.
A Melasecche risponde il consigliere regionale del Pd Francesco Filipponi: “Non esiste un quadro normativo nazionale chiaro che permetta alle regioni di introdurlo. Ad oggi lo stesso Ministero dei trasporti non ha emanato disposizioni che consentano all’Umbria ed alle altre Regioni di legiferare anche su questo aspetto, ferma restando l’autonomia regolamentare dei Comuni e la disponibilità ad ulteriori approfondimenti in caso di aggiornamenti nazionali in merito. Continueremo ad impegnarci – conclude – per tutelare i lavoratori digitali, insieme a chi ha preso parte al percorso partecipativo umbro”
La legge regionale sulla Gig Economy
La Regione si sta muovendo ed è in discussione una legge regionale: “Non esiste una normativa statale di riferimento- sottolinea Filipponi- l’Umbria è stata una delle prime regioni a dotarsi di una norma e sulla legge dell’Umbria il Governo non ha inteso proporre ricorso dinanzi alla Corte costituzionale per conflitto di attribuzione, stante la correttezza del contenuto normativo”.
La legge regionale, che punta a colmare i vuoti normativi della gig economy nel rispetto delle competenze locali – prosegue Filipponi -, si concentra su pilastri fondamentali: la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro e la garanzia di un lavoro equo e dignitoso. Con la legge – spiega – ci siamo posti anche l’obiettivo di migliorare la trasparenza del lavoro digitale e avere un modello di sviluppo delle piattaforme digitali che sia equo, responsabile e trasparente, contrastando così l’attività non sicura e qualsiasi forma di diseguaglianza, nonché di sfruttamento”.
“Non parliamo di una dichiarazione d’intenti – osserva -, ma di una legge come strumento operativo. I riders non sono invisibili: la loro sicurezza sulle nostre strade e la trasparenza dei meccanismi che regolano il loro lavoro sono priorità non più rimandabili. L’Umbria dimostra che le Regioni possono e devono fare la differenza”. La legge, approvata, ora passa alla fase di attuazione.a partire dall’implementazione del registro regionale del lavoro articolato in due sezioni: l’anagrafe dei lavoratori digitali e dei soggetti giuridici che offrono lavoro tramite piattaforme digitali. I lavoratori interessati potranno iscriversi all’anagrafe gratuitamente. Sempre in fase di attuazione si sta lavorando alla formazione della Consulta regionale del lavoro digitale quale organismo permanente di consultazione per la Giunta regionale.

La trattativa nazionale sul CCNL rider
Sul fronte contrattuale nazionale, il tavolo tra sindacati e Confcommercio AssoDelivery per il nuovo CCNL del food delivery ha registrato posizioni diverse tra le sigle: NIdiL CGIL e UILTemp hanno lasciato la trattativa denunciando l’assenza di aperture da parte datoriale su paghe fisse e modello di lavoro, mentre FeLSA CISL ha scelto di proseguire il confronto.
Tra i temi al centro del negoziato figurano il superamento del cottimo puro e l’introduzione di meccanismi di ristoro sui compensi, le tutele in caso di condizioni climatiche estreme — dopo le proteste nazionali legate allo stop alle consegne durante le ondate di caldo — e una maggiore trasparenza sull’algoritmo che gestisce turni e assegnazioni. Resta inoltre aperta la questione dell’inquadramento, con i rider tuttora classificati come lavoratori autonomi.
Proprio FeLSA CISL, unica organizzazione confederale rimasta al tavolo, ha spiegato di voler sottoscrivere un accordo “che disciplini contrattualmente la forma del lavoro autonomo, coniugando tutele, flessibilità e libertà”, sulla base di centinaia di incontri svolti in tutta Italia con i rider, che chiederebbero diritti, trasparenza sull’algoritmo e contrasto alle forme fraudolente di gestione dell’account, definite dal sindacato un vero e proprio “caporalato digitale”. Per l’organizzazione, un’eventuale intesa sul compenso “non potrà prevedere un trattamento economico complessivo inferiore” a quello dei contratti collettivi nazionali applicati ai lavoratori subordinati.
Sul capitolo salute e sicurezza, il sindacato, sottolinea il segretario regionale Luca Minestrini, ha annunciato un incontro con il Ministero del Lavoro per chiedere un ammortizzatore specifico legato alle “ordinanze caldo”, ricordando che “un rider che si ferma a pranzo non guadagna e non matura compenso”.
Nell’ultimo incontro al tavolo, dedicato ai diritti sindacali, sono state avanzate richieste su un monte ore di assemblea retribuite, una maggiore fruibilità delle bacheche sindacali e il riconoscimento dei delegati, insieme alla creazione di commissioni di confronto su andamento aziendale e composizione dell’algoritmo. Per il mese di luglio sono già previsti altri due incontri dedicati a tutele previdenziali, sospensione dell’attività per eventi climatici estremi e compenso, mentre una nuova assemblea per tutti i territori è calendarizzata per il 29 luglio.
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