Anche a Terni una nuova indagine statistica, condotta incrociando i dati del Dipartimento di Pubblica sicurezza sulle denunce per sinistri stradali con il numero effettivo delle vittime, mette in discussione l’efficacia deterrente dell’omicidio stradale, il reato introdotto nel 2016 con l’articolo 589-bis del Codice penale. Nel territorio ternano si sono registrati 11 morti nel triennio 2022-2024, con un tasso di 5,1 decessi ogni 100mila abitanti e una media di 4 persone denunciate l’anno per omicidio colposo. Il motivo dell’analisi è capire perché, a otto anni dall’inasprimento delle pene, la mortalità sulle strade italiane non sia diminuita in modo strutturale. E anche quest’anno le cose non stanno andando bene: l’ultimo morto recentissimo è il sedicenne Lorenzo Serangeli
Terni si posiziona al 67esimo posto della graduatoria nazionale su 91 province, un dato che colloca il territorio in una fascia meno esposta rispetto ad altre realtà umbre. Tuttavia i valori assoluti restano comunque inseriti in un range di attenzione: gli 11 decessi del triennio non permettono di considerare la provincia estranea alla criticità complessiva individuata dalla ricerca a livello nazionale.
Il confronto con Perugia e la geografia del rischio in Umbria
Il quadro umbro si presenta profondamente polarizzato. Se Terni mostra numeri contenuti, la provincia di Perugia registra una situazione ben più critica: 41 decessi nel triennio 2022-2024, un tasso di 6,4 morti ogni 100mila abitanti e una media di 8 persone denunciate l’anno, con un posizionamento al 25esimo posto su scala nazionale, in fascia medio-alta. Il divario tra le due province conferma che la pressione del fenomeno non è affatto uniforme sul territorio regionale.
Perché il carcere non basta: un incidente su tre resta senza indagati
Alla base dell’inefficacia della sola leva penale c’è un dato strutturale rilevato dall’indagine su scala nazionale: in media un incidente su tre non ha controparti sulle strade italiane. Si tratta di sinistri autonomi, dinamiche isolate che per loro natura non generano alcun procedimento penale, poiché mancano indagati a cui attribuire la responsabilità. Questo spiega perché il rapporto tra decessi e segnalazioni formali registrato a Perugia e Terni riproduce fedelmente il dato calcolato su scala nazionale.
L’articolo 589-bis ha finito per rappresentare quello che il report definisce un “reato bandiera”, capace di occupare stabilmente fascicoli giudiziari e cronache, ma senza produrre una discontinuità significativa nei numeri delle vittime, che a livello nazionale restano stabili attorno ai tremila l’anno, con solo una lieve flessione complessiva.
Le richieste della ricerca: infrastrutture, controlli e cultura della guida
L’indagine, condotta dal Sole 24 Ore e applicata ai dati della regione Umbria, sottolinea che l’inasprimento delle pene non è sufficiente da solo a cambiare la geografia dei morti sulle strade, né a incidere in modo stabile sui tassi provinciali, compreso quello ternano. La severità della norma penale interviene infatti quando il danno è ormai compiuto, con una funzione repressiva ex post più che preventiva.
Per la provincia di Terni, così come per il resto del territorio nazionale, la ricerca indica che il terreno d’intervento più efficace risiede altrove: il miglioramento della qualità delle infrastrutture viarie, l’intensificazione sistematica dei controlli su strada e la promozione di una cultura della guida consapevole. Solo un approccio integrato tra sanzione e prevenzione strutturale, secondo l’analisi, può incidere realmente sui numeri della mortalità stradale a Terni e in tutta Italia.
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Purtroppo vanno troppo forte non penso al conseguenze creano agli altri