Garante detenuti: “Carceri umbre diventino comunità di reclusione, aiuterà anche operatori”

Dopo le visite negli istituti di Perugia e Terni, Andrea Pensi richiama l’attenzione su sovraffollamento, personale e diritti dei detenuti

Il Garante regionale delle persone sottoposte a restrizioni o limitazioni della libertà, Andrea Pensi, dopo le prime visite negli istituti penitenziari di Perugia e Terni, richiama l’attenzione sulla necessità di trasformare il sistema carcerario attuale in un modello orientato alla dignità della persona e al rispetto dei diritti fondamentali. Secondo Pensi, sovraffollamento, carenza di personale, difficoltà climatiche e problemi nell’assistenza sanitaria sono condizioni concrete che riguardano quotidianamente detenuti, agenti di Polizia penitenziaria e operatori.

L’obiettivo concreto, e non la mera utopia, deve essere di riuscire a trasformare le carceri di oggi in ‘comunità di reclusione’ del domani che siano veramente luoghi dove poter scontare la pena con dignità e rispetto per i diritti umani”, ha dichiarato il Garante regionale, sottolineando la necessità di un cambiamento strutturale nel modo di concepire gli istituti penitenziari.

Le dichiarazioni arrivano dopo le parole del senatore Walter Verini, successive alle sue visite nelle strutture carcerarie di Perugia e Terni. Pensi ha spiegato che la situazione descritta dal parlamentare corrisponde alle condizioni riscontrate direttamente durante i sopralluoghi effettuati nei giorni precedenti a Ferragosto, poco dopo la sua nomina.

Le parole del senatore Walter Verini, dopo la sua visita negli istituti penitenziari di Perugia e Terni, fotografano una situazione che ho potuto verificare direttamente nei giorni precedenti a Ferragosto, nel corso delle prime visite, tenute appena dopo la mia nomina”, ha affermato il Garante.

Tra le principali criticità evidenziate figurano il sovraffollamento degli istituti penitenziari, la disponibilità insufficiente di personale e le difficoltà legate alle condizioni ambientali durante un’estate caratterizzata da temperature particolarmente elevate.

Il sovraffollamento, la carenza di personale, le condizioni climatiche particolarmente difficili di questa estate torrida e le criticità che riguardano l’assistenza sanitaria non sono problemi astratti o dati statistici. Sono condizioni concrete che incidono quotidianamente sulla vita delle persone detenute e, allo stesso tempo, sulle condizioni di lavoro degli agenti di Polizia penitenziaria, degli operatori e di tutti coloro che lavorano negli istituti”, ha spiegato Pensi.

Secondo il Garante, un ruolo centrale deve essere riservato anche al tema del reinserimento sociale delle persone detenute, attraverso percorsi capaci di offrire strumenti utili per il ritorno nella società. In questa prospettiva vengono indicati come fondamentali la formazione, il lavoro e le attività di recupero.

Particolare attenzione viene posta anche sul diritto alla salute e sull’accesso ai servizi essenziali. Pensi evidenzia infatti le difficoltà incontrate dai detenuti nel ricevere cure sanitarie adeguate e nell’usufruire di prestazioni che dovrebbero essere garantite a ogni cittadino.

I detenuti vivono costantemente e con apprensione l’esigenza di avere accesso e garanzia delle cure sanitarie richieste, così come quotidianamente gli viene negato o ritardato l’accesso a servizi e prestazioni essenziali, come quelle dello stato civile. Ci sono diritti che la nostra carta costituzionale garantisce a tutti ma che, invece, sono preclusi sistematicamente ai detenuti”, ha dichiarato il Garante.

Per Pensi, il tempo trascorso in carcere deve poter assumere un significato diverso, attraverso attività che favoriscano responsabilizzazione e crescita personale. “Allo stesso modo, dobbiamo investire concretamente nei percorsi di formazione, di lavoro e di recupero perché deve essere dato un senso ed un valore al tempo speso in carcere”, ha aggiunto.

Nel suo intervento il Garante regionale ha inoltre riconosciuto l’impegno quotidiano degli operatori che lavorano negli istituti penitenziari, sottolineando le difficoltà affrontate da chi garantisce il funzionamento del sistema.

È apprezzabile il fatto che si riconosca il grande impegno di chi ogni giorno opera negli istituti in condizioni spesso molto difficili. Penso innanzitutto alla polizia penitenziaria, ma anche al personale amministrativo, sanitario, educativo e a tutti gli operatori che tengono in piedi un sistema sottoposto a una pressione enorme”, ha affermato.

Secondo Pensi, però, non è possibile continuare a chiedere ulteriori sforzi senza un adeguato rafforzamento delle risorse disponibili. “Non possiamo chiedere loro di fare sempre di più con risorse insufficienti”, ha concluso il Garante.

Redazione

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