Scuole, nomine e sedi irregolari: coinvolta anche Terni, scatta ispezione

DirigentiScuola scrive a Valditara: sotto accusa la gestione delle sedi nominali per l'anno scolastico 2026/2027

Il sindacato DirigentiScuola ha inviato al ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara una richiesta formale di ispezione ministeriale straordinaria e urgente sull’intera procedura di mobilità dei dirigenti scolastici in Umbria per l’anno scolastico 2026/2027. La sigla sindacale, guidata a livello regionale dalla presidente Simonetta Zuccaccia, contesta le modalità con cui l’Ufficio scolastico regionale ha gestito le sedi disponibili, gli incarichi nominali e le successive reggenze, chiedendo che il ministero verifichi la conformità delle procedure alle disposizioni contrattuali nazionali.

Al centro della vicenda ci sono cinque istituzioni scolastiche: l’I.C. Terni Giovanni XXIII, l’I.C. Perugia 8 – Ferro di Cavallo, il Liceo A. Pieralli, l’I.C. Assisi 1 e, in un secondo momento, l’I.C. Perugia 9 – San Martino in Campo. Secondo DirigentiScuola, queste sedi non sarebbero state incluse tra quelle disponibili nella nota dell’Usr Umbria del 25 giugno, pur avendo — sulla base della normativa vigente — i requisiti per essere considerate tali. L’I.C. Perugia 9 è diventato disponibile solo successivamente, con un decreto dell’Usr Umbria datato 16 luglio.

Il nodo giuridico riguarda le cosiddette sedi nominali, ovvero quelle sedi il cui dirigente titolare non è fisicamente presente perché impegnato in altri incarichi, ma che restano formalmente assegnate a lui per un periodo di cinque anni. “Le sedi nominali sono quelle nelle quali il dirigente non è presente perché è impegnato in altre situazioni, ma rimane comunque il titolare della sede. Il dirigente ha diritto al mantenimento della sede per cinque anni e, durante questo periodo, quella sede rimane disponibile come sede nominale”, spiega Zuccaccia.

Il punto critico sollevato dal sindacato è che queste sedi, pur non incluse tra le disponibili nella fase di mobilità, sarebbero poi ricomparse nell’elenco utilizzato per l’assegnazione delle reggenze. “L’obbligo dell’Ufficio scolastico è la pubblicazione delle sedi nominali come sedi disponibili. E questo non è avvenuto: non sono state messe a disposizione nella fase della mobilità dei dirigenti”, sottolinea la presidente umbra. Nella lettera inviata al ministero si legge inoltre: “Non si comprende per quale ragione sedi che, secondo la stessa amministrazione, risultavano prive di un titolare effettivamente in servizio e che sono state successivamente considerate disponibili per la reggenza non siano state previamente ricomprese nella procedura di mobilità”.

Secondo DirigentiScuola non esisterebbe alcun margine di discrezionalità da parte dell’Usr in questa materia. Il riferimento normativo citato è l’articolo 13 del contratto nazionale di lavoro della dirigenza scolastica del 2006, che stabilisce come le sedi affidate con incarico nominale diventino disponibili per altro incarico. “Le norme sono molto chiare nella messa a disposizione di queste sedi. Non c’è discrezionalità nella pubblicazione”, ribadisce Zuccaccia, contestando anche il richiamo a una presunta prassi amministrativa regionale: “Non può esistere una consuetudine amministrativa regionale idonea a derogare a una disposizione contrattuale vigente. È una prassi regionale illegittima. Se per prassi si fa una cosa diversa, finché non viene rilevata la si può considerare prassi, ma non diventa per questo legittima”.

La richiesta di ispezione include anche un caso specifico: un dirigente scolastico in servizio all’I.C. Conegliano 3 Brustolon, che aveva ottenuto la mobilità interregionale per rientrare in Umbria, si è visto assegnare la sede dell’I.C. Attigliano-Guardea, in provincia di Terni, a circa 100 chilometri dalla propria residenza, nonostante la disponibilità di sedi nominali in provincia di Perugia. Il sindacato chiede il riesame di questa assegnazione.

DirigentiScuola precisa di non voler attribuire responsabilità prima degli accertamenti ministeriali e chiede che sia il ministero, nell’esercizio della propria funzione di vigilanza, a ricostruire l’intera vicenda, incluse le procedure di conferimento delle reggenze negli anni precedenti e l’eventuale accertamento di responsabilità amministrative, dirigenziali o disciplinari. L’obiettivo dichiarato dal sindacato è “ripristinare la piena legalità, trasparenza e uniformità della procedura”. La sigla afferma di privilegiare per ora la via amministrativa, riservandosi tuttavia, in assenza di un intervento tempestivo, di ricorrere anche alla via giudiziaria e di rendere pubbliche le anomalie contestate.

Redazione

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