A Marmore, Papigno e Piediluco sorgevano un tempo tre campi di calcio che per generazioni hanno rappresentato un punto di riferimento sportivo e sociale per il territorio della settima Circoscrizione Velino. Oggi, a distanza di anni, delle strutture resta ben poco: abbandono e degrado sono le parole con cui Sandro Piccinini, segretario del circolo Pd Marmore e Piediluco, descrive la situazione attuale, chiedendo alle istituzioni di riaprire un confronto sul destino di quegli spazi. Ne riferisce il Corriere dell’Umbria.
Dei tre impianti, quelli di Marmore e Papigno erano di competenza comunale, mentre quello di Piediluco ricadeva sotto la competenza provinciale. Una suddivisione amministrativa che, secondo Piccinini, oggi rende ancora più necessario un lavoro di ricognizione condivisa tra gli enti responsabili per capire in che condizioni si trovino realmente le strutture e quali margini di intervento esistano.
“C’erano una volta, tanti anni fa – spiega Piccinini – tre campi di calcio in quel territorio che ricadeva nella settima Circoscrizione Velino: Marmore e Papigno di competenza comunale, Piediluco di competenza provinciale. Che cosa resta oggi? Poco e nulla. Solo abbandono e degrado”.
Il segretario del circolo Pd sottolinea come quei campi non fossero soltanto spazi destinati alla pratica sportiva, ma luoghi di aggregazione e crescita per intere generazioni di ragazzi, che lì hanno mosso i primi passi nello sport e costruito legami di amicizia duraturi. Una funzione sociale che, secondo Piccinini, rende ancora più stridente il contrasto con lo stato attuale di abbandono.
“Quei campi non erano soltanto rettangoli di gioco. Erano luoghi di incontro, di socialità, di crescita. Qui tanti ragazzi hanno iniziato a praticare sport, hanno costruito amicizie e vissuto momenti importanti della loro vita. Per questo è ancora più difficile vedere oggi quelle strutture in condizioni di abbandono”, ha dichiarato Piccinini, evidenziando poi la necessità di fare chiarezza sulle responsabilità e sulle prospettive future degli impianti.
Il rappresentante del Pd richiama l’attenzione su quella che definisce una vera e propria contraddizione: da un lato il dibattito pubblico insiste costantemente sull’importanza dello sport come strumento di aggregazione giovanile, dall’altro si assiste al progressivo deterioramento o alla scomparsa di strutture come quelle di Marmore, Papigno e Piediluco. “Si parla spesso dell’importanza dello sport, della necessità di creare occasioni di aggregazione e di offrire ai ragazzi spazi adeguati. Poi però assistiamo alla scomparsa o al deterioramento degli impianti. È una contraddizione sulla quale bisogna interrogarsi”, ha aggiunto.
Da qui la richiesta concreta di un confronto tra istituzioni e territorio, non finalizzato a promesse immediate ma a un percorso chiaro di verifica: capire se esistano reali possibilità di recupero degli impianti o se, al contrario, vi siano ostacoli oggettivi da spiegare alla cittadinanza. “Non chiediamo miracoli né promesse che non possono essere mantenute. Chiediamo però che si faccia un punto della situazione e che venga individuato un percorso. Se esistono possibilità di recupero, bisogna verificarle. Se invece ci sono ostacoli, bisogna spiegare quali sono”, ha concluso Piccinini.
Per il segretario del circolo Pd, ricordare quei tre campi non è un esercizio di nostalgia, ma un atto di memoria collettiva che interroga direttamente il futuro del territorio: “Non è nostalgia ricordare quei tre campi. È memoria di una comunità e, allo stesso tempo, una domanda sul futuro. Quegli spazi hanno avuto una funzione sociale importante e sarebbe un peccato consegnarli definitivamente all’abbandono”. Una considerazione che chiude il cerchio del suo appello: Marmore, Papigno e Piediluco meritano attenzione, ed è ora che si decida se proseguire sulla strada del degrado o intraprendere quella del recupero, dove possibile
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