l dibattito sul nuovo Piano regionale dei rifiuti dell’Umbria coinvolge il futuro della gestione del ciclo dei rifiuti a Terni. Il presidente di Asm Sergio Cardinali ha espresso la posizione dell’azienda sull’utilizzo dell’impianto di termovalorizzazione presente in città, evidenziando che la discussione riguarda una struttura già esistente e non la realizzazione di un nuovo impianto. La proposta avanzata riguarda l’eventuale trattamento delle circa 30.000 tonnellate annue di rifiuto indifferenziato prodotto dalla provincia di Terni, oggi destinato al sistema di smaltimento che coinvolge anche la discarica Le Crete di Orvieto.
Secondo Cardinali, l’impianto ternano è già operativo e autorizzato con una capacità massima di 120.000 tonnellate di rifiuti all’anno. Attualmente la struttura tratta pulper di cartiera, materiale che arriva in larga parte da fuori regione.
«L’impianto a Terni esiste già, è acceso, funziona 24 ore al giorno per 365 giorni all’anno e ha una potenzialità massima autorizzata di 120.000 tonnellate l’anno di rifiuti», ha sottolineato Cardinali, evidenziando come il tema centrale non sia la costruzione di una nuova infrastruttura, ma la valutazione dell’utilizzo di quella già disponibile.
La posizione di Asm riguarda quindi una possibile sostituzione dei flussi attuali: i rifiuti prodotti nel territorio ternano potrebbero prendere il posto di una quantità equivalente di materiale proveniente da altre regioni, senza aumentare il quantitativo complessivamente trattato dall’impianto.
«Quelle 30.000 tonnellate non andrebbero ad aggiungersi ai rifiuti oggi bruciati a Terni. Andrebbero a sostituire un quantitativo equivalente di rifiuti provenienti da fuori regione», è il punto evidenziato dal presidente di Asm.
Secondo l’azienda, questo scenario potrebbe determinare una riduzione degli spostamenti legati al ciclo dei rifiuti. Meno rifiuti importati dall’esterno e meno rifiuti ternani trasferiti verso altri impianti rappresenterebbero un’applicazione del principio di prossimità, considerato uno degli elementi fondamentali nella programmazione ambientale.
Un ulteriore aspetto riguarda gli effetti economici sul territorio. L’utilizzo dei rifiuti locali potrebbe consentire di valutare con il gestore eventuali condizioni in grado di incidere sul costo complessivo del servizio e sulle tariffe pagate dai cittadini.
«L’impianto esiste già. Non deve essere costruito. Non richiede ai cittadini umbri di finanziare la realizzazione di una nuova infrastruttura», ha dichiarato Cardinali, ponendo l’attenzione sulla differenza tra l’utilizzo di una struttura già presente e la realizzazione di nuovi impianti.
Il confronto si concentra anche sulle scelte contenute nel Piano regionale dei rifiuti promosso dall’assessore Thomas De Luca. Secondo Asm, il documento presenta un elemento di contraddizione: da una parte viene esclusa la possibilità di utilizzare direttamente l’impianto ternano per i rifiuti umbri, dall’altra viene ipotizzato un sistema basato sulla produzione di CSS, combustibile solido secondario destinato ai cementifici regionali.
«Nel Piano De Luca i rifiuti si bruciano comunque», è la posizione espressa da Cardinali, che evidenzia come il percorso previsto comporterebbe una serie di passaggi aggiuntivi: dalla costruzione dell’impianto per produrre CSS alla trasformazione del rifiuto, fino al successivo utilizzo come combustibile.
Secondo Asm, restano da chiarire tempi, investimenti, costi e vantaggi effettivi per i cittadini di questo modello, soprattutto considerando l’impatto economico degli investimenti necessari e dei relativi ammortamenti.
Parallelamente resta aperto il tema delle discariche. A Orvieto è stata presentata una richiesta di ampliamento della discarica Le Crete per ulteriori 350.000 metri cubi, sulla quale la Regione Umbria ha avviato il procedimento previsto.
«Si dice no all’utilizzo immediato, limitato e transitorio di un impianto esistente a Terni, mentre si continua ad avere bisogno delle discariche e contemporaneamente si prospettano nuovi impianti per produrre combustibile da rifiuti che verrà comunque bruciato», ha affermato Cardinali.
Nel quadro delineato da Asm, la prospettiva futura dovrebbe concentrarsi sulla crescita dell’economia circolare, attraverso impianti capaci di recuperare materiali come carta, plastica, vetro e RAEE, trasformandoli in nuove risorse produttive.
Il confronto riguarda anche il comparto industriale ternano e il tema delle scorie delle acciaierie AST. La posizione dell’azienda è favorevole al recupero delle scorie, ma attraverso investimenti, ricerca e collaborazione tra imprese e istituzioni.
«La transizione ecologica si governa, non si impone», ha dichiarato Cardinali, sottolineando la necessità di coinvolgere aziende, università e centri di ricerca nella costruzione di soluzioni tecnologiche applicabili.
Secondo Asm, prima di aumentare i costi dello smaltimento occorre creare le condizioni industriali per il recupero dei materiali. La trasformazione verso modelli più sostenibili viene indicata come un percorso da costruire attraverso innovazione, accordi e investimenti.
Nel finale del suo intervento, Cardinali ha richiamato anche la storia dell’impianto ternano, ricordando che «il termovalorizzatore non lo ha costruito Bandecchi e non nasce con questa amministrazione». La struttura, infatti, è presente da anni e ha attraversato diverse fasi amministrative.
La questione posta da Asm riguarda quindi il futuro del sistema regionale: utilizzare infrastrutture già disponibili, ridurre il ricorso alle discariche e valutare soluzioni capaci di contenere gli impatti ambientali ed economici.
«Numeri alla mano, però. Non slogan», è il messaggio conclusivo dell’intervento di Cardinali, che chiede un confronto basato su dati e valutazioni tecniche.
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