Fine vita, l’Umbria dice sì alla legge: è la quinta regione in Italia

Il consiglio regionale dà il via libera alla proposta di iniziativa popolare dell’associazione Luca Coscioni sul fine vita: il testo disciplina procedure e tempi per l’accesso alla morte volontaria medicalmente assistita. Non vota la presidente Proietti

L’Assemblea legislativa dell’Umbria ha approvato la proposta di legge di iniziativa popolare “Liberi subito”, che disciplina le procedure per accedere al suicidio medicalmente assistito attraverso l’autosomministrazione di un farmaco letale. Il voto è arrivato giovedì, al termine di una discussione durata quasi otto ore, e si è concluso con un lungo applauso in Aula. Il provvedimento, promosso dall’associazione Luca Coscioni e sostenuto da quasi cinquemila firme, era stato presentato oltre un anno fa e rappresenta un passaggio importante nel dibattito sul fine vita, anche alla luce dell’assenza di una legge nazionale organica sulla materia.

Il voto dell’Assemblea legislativa e la scelta di Stefania Proietti

La proposta è stata approvata con 11 voti favorevoli, espressi dai consiglieri di Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra. Sei i contrari: gli esponenti di Fratelli d’Italia, Bianca Maria Tagliaferri di Umbria Domani-Proietti Presidente, Donatella Tesei della Lega e Andrea Romizi di Forza Italia. Tre gli astenuti: Laura Pernazza di Forza Italia, Enrico Melasecche della Lega e Nilo Arcudi di Tesei Presidente-Umbria Civica.

La presidente della Regione, Stefania Proietti, ha scelto di non partecipare alla votazione, spiegando le ragioni della sua decisione durante il dibattito. Una posizione che ha definito meditata e in parte sofferta, accompagnata dal richiamo alla Costituzione e alla necessità di garantire il rispetto della dignità delle persone.

Nel suo intervento Proietti ha ricordato Laura Santi, la giornalista perugina affetta da sclerosi multipla che aveva sostenuto in prima persona la proposta di legge e che il 21 luglio 2025 è morta ricorrendo al suicidio medicalmente assistito. La sua vicenda ha avuto un ruolo centrale nel confronto politico e pubblico che ha accompagnato l’iter del provvedimento.

«Dopo la vicenda di Laura ha pervaso l’Umbria un profumo di rispetto», ha dichiarato la presidente, auspicando che lo stesso atteggiamento possa accompagnare anche le reazioni alla decisione dell’Assemblea. «Dobbiamo sempre mettere al centro la dignità delle persone e in questo ci ha guidato Laura Santi», ha aggiunto.

Cosa prevede la legge sul suicidio medicalmente assistito

La legge approvata non introduce un nuovo diritto al suicidio assistito, ma interviene sull’organizzazione del servizio sanitario regionale, definendo modalità e tempi delle procedure. Lo ha chiarito durante la discussione il relatore di maggioranza Fabrizio Ricci, di Alleanza Verdi e Sinistra, richiamando le sentenze della Corte costituzionale del 2019 e del 2024.

Il riferimento è ai requisiti individuati dalla Consulta per l’accesso al suicidio medicalmente assistito. La persona deve essere affetta da una patologia irreversibile, vivere una condizione di sofferenza fisica o psicologica che considera intollerabile, dipendere da trattamenti di sostegno vitale ed essere pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli.

La normativa regionale interviene quindi su un quadro giuridico già delineato dalla giurisprudenza costituzionale, con l’obiettivo di rendere più definite le procedure affidate alle strutture sanitarie.

Le modifiche al testo e il ruolo delle aziende sanitarie

Durante l’esame in Aula sono state introdotte alcune modifiche al testo originario. Un emendamento presentato da Maria Grazia Proietti, del Pd, ha eliminato il riferimento alla «fase terminale della vita della persona», una formulazione che avrebbe potuto essere interpretata come un ulteriore requisito per accedere alla procedura, rispetto a quelli stabiliti dalla Corte costituzionale. È stato inoltre precisato che spetterà a ciascuna Azienda unità sanitaria locale adottare le modalità attuative previste dalla legge.

Altre modifiche sono arrivate dagli emendamenti presentati da Laura Pernazza, di Forza Italia. Tra queste, il richiamo esplicito alla disciplina statale e alla giurisprudenza costituzionale per la verifica dei requisiti, la garanzia dell’accesso alle cure palliative senza che questo comporti ritardi nella procedura e la previsione che la Commissione incaricata delle valutazioni si esprima collegialmente.

È stato inoltre rafforzato l’obbligo di verificare che il paziente sia adeguatamente informato sulle possibilità offerte dalle cure palliative. Il testo chiarisce anche che la persona interessata può sospendere o revocare la propria richiesta. È stata infine introdotta una clausola valutativa, destinata a consentire il monitoraggio dell’applicazione della legge.

Non sono invece passate altre proposte di modifica avanzate dall’opposizione, sempre con Pernazza come prima firmataria. Riguardavano, tra le altre cose, il titolo della legge, dal quale si chiedeva di eliminare il riferimento all’autosomministrazione per inserire quello alle cure palliative, la previsione di un sostegno psicologico, l’informazione sulle attività di enti e associazioni impegnati nella tutela della vita e una diversa composizione della Commissione chiamata a esaminare le richieste.

Le reazioni politiche dopo l’approvazione della legge

L’approvazione è stata accolta con soddisfazione dalla presidente dell’Assemblea legislativa, Sarah Bistocchi, che ha parlato di «una pagina storica per la nostra terra». Secondo Bistocchi, il provvedimento consente all’Umbria di affiancarsi alle altre Regioni che hanno già affrontato il tema, riconoscendo la necessità di garantire procedure certe alle persone che si trovano nelle condizioni previste dalla Corte costituzionale.

«Il suicidio medicalmente assistito non è una barbarie ma una scelta precisa di civiltà e di dignità», ha affermato la presidente dell’Assemblea, richiamando anche una lettera di Laura Santi. Bistocchi ha citato le esperienze di Toscana, Emilia-Romagna, Sardegna e Veneto, indicando nelle iniziative regionali anche un sollecito al Parlamento affinché intervenga con una disciplina nazionale.

Sulla stessa linea Luca Simonetti, presidente della Terza Commissione consiliare, che ha sottolineato come «la dignità non può essere un privilegio di chi ha i mezzi economici». Simonetti ha ringraziato gli uffici che hanno seguito l’iter della proposta e i promotori dell’iniziativa popolare, ricordando che l’esame del testo si è protratto ben oltre i termini previsti.

Laura Santi e la battaglia per il fine vita in Umbria

Tra le persone presenti in Aula anche Stefano Massoli, marito di Laura Santi. Per lui l’approvazione rappresenta il risultato di una battaglia che la moglie aveva portato avanti pubblicamente negli ultimi anni della sua vita. «Grazie alla sua presenza, perché è sempre qui con noi, ce l’ha fatta», ha commentato dopo il voto.

Santi era stata una delle principali promotrici della proposta in Umbria. Giornalista perugina, conviveva con una forma di sclerosi multipla e aveva scelto di rendere pubblica la propria esperienza per chiedere procedure più chiare e tempi certi nell’accesso al suicidio medicalmente assistito.

Il 21 luglio 2025 aveva posto fine alla propria vita attraverso l’autosomministrazione di un farmaco, diventando la prima persona in Umbria a ricorrere a questa possibilità nell’ambito delle condizioni stabilite dalla Corte costituzionale.

Il confronto nazionale e la richiesta di una legge sul fine vita

Il voto umbro ha riaperto anche la questione di una normativa nazionale. Il senatore del Partito democratico Walter Verini, segretario della Commissione Giustizia, ha auspicato che il Parlamento riesca ad approvare una legge sul fine vita prima della conclusione della legislatura.

«Mi auguro che prima che questa legislatura finisca, il Parlamento abbia un sussulto di libertà, votando una legge sul fine vita», ha dichiarato, ricordando che con l’Umbria salgono a cinque le Regioni che hanno approvato provvedimenti in materia.

Soddisfazione è stata espressa anche dall’associazione Luca Coscioni, promotrice della proposta di iniziativa popolare, il cui tesoriere ha seguito la votazione direttamente in Aula. L’associazione sostiene da anni la necessità di rendere effettivamente accessibile il suicidio medicalmente assistito alle persone che ne possiedono i requisiti, evitando che differenze organizzative tra i servizi sanitari e tempi di attesa incerti finiscano per condizionare l’esercizio di una possibilità già riconosciuta dalla giurisprudenza costituzionale.

L’approvazione della legge umbra si inserisce in un quadro nazionale ancora privo di una disciplina parlamentare organica. Le pronunce della Corte costituzionale hanno fissato le condizioni entro le quali l’aiuto al suicidio non è punibile, ma restano aperte questioni relative alle procedure, ai tempi delle verifiche e al ruolo delle strutture sanitarie. È soprattutto su questi aspetti che interviene il provvedimento regionale, mentre il confronto politico sul fine vita continua a livello nazionale.

Redazione

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