Chiude la sede Alliance Healthcare a Orvieto: a rischio la consegna dei farmaci

Lo stabilimento di Bardano interrompe le attività dopo decenni per decisione unilaterale dell'azienda. Sindacati e Comune al lavoro, l’opposizione chiede un Consiglio aperto sul lavoro

La sede di Alliance Healthcare di Orvieto ha ufficialmente cessato ogni attività. La chiusura dello storico polo logistico, situato in località Bardano e precedentemente noto come Farprosan, è arrivata senza preavvisi pubblici, lasciando 18 lavoratori senza occupazione e creando forte preoccupazione sul fronte della distribuzione farmaceutica, in particolare per i farmaci contingentati, ovvero quelli soggetti a disponibilità programmata e prenotazione.

Il magazzino, punto nevralgico per il rifornimento di farmacie e strutture sanitarie nei territori di Orvieto e Viterbo, era operativo da decenni, costituendo un presidio fondamentale per il sistema sanitario locale. La decisione dell’azienda di chiudere lo stabilimento è stata presa unilateralmente e, al momento, non prevede un ritorno sui propri passi. Tuttavia, secondo quanto riferito dalla Fisascat Cisl, la società ha mostrato disponibilità a trattare soluzioni alternative come buonuscite, prepensionamenti e trasferimenti in altre sedi del gruppo.

Il sindacato, in collaborazione con il Comune di Orvieto, ha avviato una serie di interlocuzioni per verificare i margini di tutela occupazionale per i dipendenti coinvolti. La priorità è cercare strumenti di salvaguardia sociale che possano mitigare l’impatto della chiusura, almeno sul piano individuale.

Intanto, si alza anche la voce dell’opposizione. Il centrosinistra ha chiesto alla sindaca Roberta Tardani di affrontare in maniera più incisiva la questione, sollecitando la convocazione urgente di un Consiglio comunale aperto. L’obiettivo non è solo discutere il caso specifico di Alliance Healthcare, ma aprire un confronto più ampio sulla crisi occupazionale e sullo sviluppo economico dell’area orvietana, da anni segnata da progressiva desertificazione industriale e fuga di investimenti.

“La perdita di un presidio strategico come questo rappresenta un ulteriore colpo al tessuto produttivo locale”, sottolineano le forze di opposizione, che chiedono al Comune di mettersi in prima linea nella gestione della crisi e nel rilancio del territorio. La preoccupazione non riguarda soltanto le 18 famiglie coinvolte direttamente, ma anche l’effetto domino che la chiusura potrebbe generare sull’indotto e sull’intero comparto sanitario, già messo alla prova da dinamiche logistiche sempre più complesse.

Resta ora da capire se si riuscirà a trovare una soluzione che salvi almeno parte dei posti di lavoro, o se questa sarà solo l’ennesima chiusura che segna il lento arretramento della presenza industriale nell’Orvietano.

Redazione

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