Bagni nei negozi ai non clienti, Confcommercio chiede lo stop al Comune

L’associazione interviene sul regolamento comunale: “Servizio non di nostra competenza, troppi oneri per gli esercenti”

Confcommercio Terni torna a sollevare la questione dell’accesso gratuito ai bagni nei pubblici esercizi, anche da parte dei non clienti, chiedendo all’Amministrazione comunale una revisione urgente dell’attuale regolamento. La richiesta fa seguito a un’iniziativa avviata nel luglio scorso, quando l’associazione di categoria ha formalmente chiesto al Comune di Terni una modifica dell’articolo 95 del Regolamento di Polizia Urbana.

“Lo scorso luglio, come Confcommercio, abbiamo chiesto al Comune la revisione del Regolamento di Polizia Urbana riguardo l’obbligo per i pubblici esercizi di consentire l’uso gratuito dei servizi igienici anche ai passanti, oltre che ai clienti”, si legge nella nota ufficiale diffusa dall’organizzazione.

In risposta alla richiesta, l’Assessore al Commercio Stefania Renzi ha convocato un incontro con tutte le associazioni di categoria, per affrontare nel merito il tema. Al centro del dibattito, le criticità segnalate dagli operatori economici, che da anni si fanno carico di un servizio considerato pubblico ma non previsto dalla normativa nazionale.

Il punto centrale della contestazione riguarda la discrepanza tra il regolamento comunale e la legge nazionale. Mentre quest’ultima impone agli esercenti di offrire gratuitamente l’utilizzo dei servizi igienici solo ai propri clienti, il Regolamento di Polizia Urbana del Comune di Terni, all’articolo 95, impone invece l’accesso libero anche ai non clienti.

A sostegno della posizione espressa, Confcommercio ricorda anche una sentenza del TAR Toscana del 2010, relativa al Comune di Firenze, che ha stabilito chiaramente come “l’uso del bagno nei pubblici esercizi sia un servizio privato riservato ai clienti, e non un servizio pubblico”.

Durante l’incontro, gli operatori hanno sottolineato come negli anni abbiano sostenuto “rilevanti oneri per garantire un servizio pubblico non di loro competenza”, in un contesto aggravato dagli elevati costi del servizio idrico, regolati dall’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente. A queste difficoltà si aggiungono problemi legati alla sicurezza, dovuti alla crescente presenza di soggetti vulnerabili, “con problemi di alcol e droga”, che utilizzano i bagni come rifugio.

“Per i motivi esposti, i gestori dei pubblici esercizi chiedono all’Amministrazione comunale l’abrogazione dell’art. 95 del Regolamento di Polizia Urbana”, ribadisce Confcommercio, chiedendo che siano gli stessi titolari delle attività a determinare in autonomia le modalità di accesso ai servizi igienici da parte dei non clienti.

Nonostante le difficoltà, gli esercenti si dicono pronti a mantenere un impegno verso le fasce deboli della popolazione. “Gli operatori si impegnano a tutelare i soggetti fragili ed in difficoltà sul piano economico, affermando inoltre che ogni ingresso potrebbe potenzialmente trasformarsi in futura opportunità commerciale”, evidenzia la nota.

In conclusione, l’associazione sottolinea l’importanza di un confronto continuo tra istituzioni e mondo produttivo:
“Confcommercio ritiene che il dialogo tra pubblico e privato sia essenziale per coniugare le normative con le esigenze degli operatori e la tutela dei cittadini”.

Redazione

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