Treni lumaca: “Due ore e mezzo da Orvieto a Roma, sindaci intervengano o si dimettano”

Il sindacato chiede un fronte istituzionale compatto sull'accesso alla Direttissima e tempi di percorrenza dignitosi per pendolari e studenti

La Filt Cgil Umbria ha lanciato un appello ultimativo ai sindaci della regione affinché si uniscano in un fronte comune sulla questione del trasporto ferroviario e dell’accesso alla linea Direttissima, denunciando pubblicamente l’inaccettabile situazione dei collegamenti tra l’Umbria e la Capitale. A prendere la parola è il segretario generale dell’organizzazione, Ciro Zeno, che punta il dito contro un sistema infrastrutturale penalizzante per pendolari, studenti e lavoratori umbri, con tempi di percorrenza definiti simbolo di un fallimento politico nazionale.

Tempi di viaggio insostenibili: il caso Perugia-Roma e Orvieto-Roma

I dati citati dal sindacato sono inequivocabili. Perugia-Roma in 4 ore e Orvieto-Roma in 2 ore e mezza rappresentano, secondo Zeno, la fotografia di un sistema ferroviario che ha progressivamente declassato i servizi rivolti alla cittadinanza comune a favore dei treni ad alta velocità. Il segretario parla apertamente di “convogli dei pendolari relegati a serie C”, mentre i treni di lusso “sfrecciano” sulla stessa rete infrastrutturale. Sullo sfondo si agita il rischio di una privatizzazione del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, scenario che la Filt Cgil considera foriero di effetti ancora più pesanti per le fasce più vulnerabili della popolazione.

Il paradosso degli interregionali veloci sulla linea lenta

Al centro della denuncia anche una contraddizione tecnica e commerciale di difficile giustificazione. Nuovi treni in grado di raggiungere i 200 chilometri orari rischiano di essere dirottati sulla linea storica non perché manchino delle capacità fisiche per viaggiare sulla Direttissima, ma perché classificati come interregionali anziché come alta velocità. “La velocità reale di un convoglio non conta nulla rispetto alla sua etichetta commerciale”, denuncia Zeno, sottolineando come criteri burocratici e commerciali stiano di fatto penalizzando servizi moderni a favore dei nuovi operatori privati.

La proposta avanzata dalla Filt Cgil è concreta e quantificata: al Governo viene chiesto di stabilire una quota proporzionale garantita sugli slot delle tratte Orte-Roma e Arezzo-Firenze, con una ripartizione del 60% per l’alta velocità e almeno il 40% per gli interregionali, da blindare nelle fasce orarie di punta — dalle 6 alle 9 e dalle 17 alle 20 — per ricondurre i tempi di percorrenza a standard accettabili.

L’appello ai sindaci: unità o dimissioni

Il tono del sindacato si fa esplicito quando si rivolge agli amministratori locali. La Regione Umbria viene indicata come l’unica istituzione che si sta muovendo con convinzione nella tutela del pendolarismo e dei posti di lavoro collegati. Ai sindaci viene invece chiesto di abbandonare logiche campanilistiche e posizioni di parte per costruire un fronte istituzionale coeso ai tavoli nazionali. Chi non è in grado di farlo, avverte Zeno, dovrebbe “trarre le conseguenze e dimettersi”, perché verrebbe meno alla propria missione primaria di tutela dei diritti dei cittadini.

La minaccia di mobilitazione totale

La Filt Cgil chiude con un avvertimento diretto alle istituzioni: se non si raggiungerà una compattezza politica capace di esigere rispetto per l’Umbria sui tavoli nazionali, il sindacato è pronto alla mobilitazione totale. La classificazione commerciale di un convoglio, si ribadisce, non può valere più del tempo e della qualità della vita delle persone che ogni giorno dipendono dal treno per lavorare, studiare o spostarsi.

Redazione

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