La Corte d’Appello dell’Aquila ha emesso una sentenza parzialmente riformata per la strage di Rigopiano, con sette condanne confermate e ventidue assoluzioni.
Tra le condanne confermate figurano quelle per il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, i dirigenti della Provincia Paolo D’Incecco e Mauro Di Blasio, il tecnico Giuseppe Gatto e l’ex gestore dell’hotel Bruno Di Tommaso. L’ex prefetto Provolo è stato condannato a un anno e otto mesi per falso e omissioni di atti d’ufficio, nonostante l’accusa avesse richiesto una condanna di 12 anni. In primo grado, Provolo era stato assolto.
Sono stati inoltre condannati Leonardo Bianco, ex capo di gabinetto della Prefettura, e Enrico Colangeli, tecnico comunale di Farindola. Assoluzione confermata per l’ex presidente della provincia di Pescara, Antonio Di Marco.
La tragedia risale al 18 gennaio 2017, quando una valanga ha colpito il resort di lusso a Rigopiano, sul versante pescarese del Gran Sasso, causando la morte di 29 persone
Antonella Pastorelli, madre del receptionist ternano Alessandro Riccetti, una delle vittime, ha commentato la sentenza dicendo: “È un passo avanti, ma nessuna sentenza ci restituirà mai l’amore dei nostri cari. Tuttavia, è stata riconosciuta una responsabilità istituzionale, e questo ci solleva un po’”.
L’avvocato Giovanni Ranalli, che rappresenta i familiari di Alessandro Riccetti, ha dichiarato che la sentenza rappresenta “una bella giornata”, evidenziando che non solo sono state confermate le condanne del primo grado, ma sono state aggiunte altre condanne, incluso l’ex prefetto di Pescara Provolo e l’ex capo di gabinetto della prefettura Bianco, per la mancata apertura della ‘cabina di regia’ necessaria per le operazioni di soccorso.
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