In Umbria si versa meno Irpef della media nazionale: a Terni reddito medio 21.500 euro

Un'analisi della Cgia di Mestre evidenzia come quasi tre contribuenti su quattro in Umbria abbiano dichiarato redditi molto bassi. Le province più o meno sono nella stessa situazione

Un’analisi della Cgia di Mestre evidenzia come quasi tre contribuenti su quattro in Umbria abbiano versato un’Irpef inferiore alla media nazionale, confermando un reddito medio più basso rispetto ad altre regioni italiane.

Nel 2022, il 73% dei contribuenti umbri ha dichiarato un reddito inferiore alla media nazionale, secondo un’analisi della Cgia di Mestre. Questo dato colloca l’Umbria, insieme alle Marche, tra le ultime regioni del Centro-Nord per livello di reddito. La situazione è rappresentativa di una regione in cui i guadagni sono significativamente inferiori rispetto al resto del Paese.

In particolare, il reddito medio in Umbria è di 21.707 euro a Perugia e 21.504 euro a Terni, con importi Irpef rispettivamente di 4.709 euro e 4.721 euro. A livello nazionale, il reddito medio è di 23.633 euro e l’Irpef media è di 5.381 euro, con variazioni che vanno dai 17.351 euro del Sud Sardegna ai 32.287 euro della provincia di Milano.

Guardando le 107 province italiane, Perugia si piazza al 58esimo posto per reddito medio, mentre Terni è al 56esimo posto. Nel dettaglio, nella provincia di Perugia i contribuenti con reddito da lavoro dipendente sono 274.963, quelli con reddito da pensione sono 178.979, gli autonomi 19.486 e quelli con reddito da partecipazione 27.015. In provincia di Terni, i rispettivi numeri sono 86.390, 63.536, 6.574 e 6.882.

A livello nazionale, Milano detiene il record per l’imposta media delle persone fisiche con 8.527 euro, seguita da Roma con 7.092 euro, Monza-Brianza con 6.574 euro, Bolzano con 6.472 euro e Bologna con 6.323 euro. All’estremo opposto, la provincia del Sud Sardegna registra un’imposta media di 3.338 euro.

L’ufficio studi della Cgia di Mestre osserva che i territori con un prelievo Irpef medio più elevato sono anche quelli con redditi più alti. Inoltre, è verosimile che in queste aree la qualità e la quantità dei servizi pubblici siano superiori rispetto a quelle dove si pagano meno tasse.

Redazione

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