Riqualificazione di Largo Cairoli: parte petizione a difesa dell’ex convento

La riqualificazione di Largo Cairoli a Terni è pronta a partire, ma i cittadini chiedono maggiore attenzione per i reperti archeologici rinvenuti durante gli scavi.

I lavori di riqualificazione di Largo Cairoli, destinati a trasformare l’area in un nuovo giardino urbano, inizieranno presto, con un primo intervento che riguarderà il restauro delle mura merlate lungo corso Vecchio. Tuttavia, il destino dei reperti storici scoperti durante i lavori preparatori è al centro di un acceso dibattito. Come spiegato dall’assessore Marco Iapadre, per la realizzazione di alcuni lucernari destinati a proteggere e valorizzare i resti, si sono riscontrate “difficoltà tecniche insormontabili”. Di conseguenza, alcuni reperti potrebbero essere interrati definitivamente.

Tra coloro che si oppongono a questa decisione c’è Michele Rossi, ex capogruppo di Terni Civica, che ha lanciato una petizione su Change.org, intitolata “Non sotterriamo la storia della nostra città”. Rossi ha dichiarato che il convento carmelitano cinquecentesco, rinvenuto durante gli scavi, è una testimonianza fondamentale della storia di Terni e merita di essere salvaguardato. “Quel sito merita qualcosa di meglio”, ha affermato Rossi, sottolineando che le fondamenta del chiostro del convento, con i suoi archi a botte, potrebbero essere restaurate e illuminate, arricchendo l’area con un sito archeologico a cielo aperto.

Nella petizione, Rossi critica la decisione di considerare i resti del convento come di “scarso valore archeologico” e di destinarli a un nuovo interramento, sottolineando l’importanza di preservare anche ciò che non ha il medesimo valore di un muro romano. “Non avrà lo stesso valore storico di un muro romano, per il quale è previsto un lucernaio”, ha scritto Rossi, “ma è quel poco e prezioso che rimane di un convento carmelitano del Cinquecento”.

La petizione propone soluzioni alternative, come la realizzazione di un percorso archeologico o il consolidamento delle strutture, evitando di ricorrere a soluzioni tecnicamente complesse come i lucernari. “Tecnicamente, come si possono posizionare i vetri sui reperti romani, lo stesso si può fare sugli archi di un convento del Cinquecento”, ha osservato Rossi, ribadendo che i problemi legati alla pulizia o alla manutenzione ordinaria non dovrebbero giustificare la perdita di questi reperti.

Rossi e i cittadini firmatari della petizione richiamano anche l’importanza culturale e didattica di preservare questi frammenti di storia. “Valorizzare ciò che ha ‘anche solo’ valore di testimonianza storica e culturale, in una città come la nostra che per i più non ha storia, ha un valore culturale, documentale e didattico immenso”, ha spiegato Rossi, invitando i cittadini a unirsi nella difesa del patrimonio archeologico.

La petizione sta raccogliendo sempre più consensi, sia online che attraverso una raccolta firme cartacea. Per molti cittadini, interrare nuovamente questi reperti rappresenterebbe una perdita irreparabile per la memoria storica della città.

Redazione

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