Giovedì 28 Novembre sarà il giorno dell’ultima parola. Arriverà domani infatti, l’esito dell’udienza in Cassazione che si svolgerà oggi presso il tribunale de L’Aquila per il processo relativo alla tragedia dell’hotel Rigopiano di Farindola, versante pescarese del Gran Sasso, spazzato via da una valanga di neve il 18 gennaio del 2017 e nel quale fra le 29 vittime, morì anche il recptionist ternano Alessandro Riccetti.
La sentenza di Appello lo scorso Febbraio ha portato a 8 condanne e 22 assoluzioni, ora la Cassazione scriverà l’ultimo atto e il grande rischio è quello della prescrizione di molti dei reati, prevista fra 8 mesi, visto anche che le condanne furono molto basse, tutte da uno a due anni di reclusione. La Cassazione potrebbe chiudere un lungo percorso giudiziario o riaprire il procedimento, rimandandolo al secondo grado di giudizio.
La Procura generale di L’Aquila punta a ribaltare l’assoluzione di numerosi imputati, in particolare quelli legati a responsabilità istituzionali, tra cui la mancata realizzazione della Carta Valanghe e la scarsa prevenzione dei rischi.
Secondo il ricorso della procura, l’hotel Rigopiano non doveva essere costruito in una zona storicamente soggetta a valanghe. Nessuna accusa è stata mossa contro la Regione Abruzzo, ritenuta dalla procura colpevole di omissioni nella gestione del rischio. Le condanne sono arrivate invece per il sindaco di Farindola (Pescara) Ilario Lacchetta e per i dirigenti della Provincia di Pescara Paolo D’Incecco e Mauro Di Blasio e, per abuso edilizio, il gestore dell’hotel, Bruno Di Tommaso, e il tecnico Giuseppe Gatto, si sono aggiunte le condanne a un anno e 8 mesi per l’allora prefetto di Pescara Francesco Provolo, per omissione di atti d’ufficio e falso e per la mancata attivazione del Centro Coordinamento Soccorsi, e il suo vice Leonardo Bianco per il solo reato di falso.
Un aspetto fondamentale del ricorso riguarda il riconoscimento del reato di disastro, che si prescrive in dieci anni e permetterebbe di evitare l’estinzione dei reati contestati. La Procura generale sostiene che il disastro sia stato il risultato di “colpose omissioni” da parte di diversi enti, inclusa la Regione Abruzzo, nella prevenzione e nella gestione dell’emergenza neve.
Secondo l’accusa, l’hotel non doveva essere aperto durante l’emergenza, né ai turisti doveva essere permesso l’accesso alla struttura in quelle condizioni. Se la Cassazione accogliesse queste osservazioni, il processo potrebbe essere riaperto, consentendo di perseguire ulteriori responsabilità. Un altro punto controverso riguarda l’assoluzione dell’ex prefetto Provolo, in relazione al presunto occultamento di una telefonata di soccorso effettuata da una delle vittime, Gabriele D’Angelo, poche ore prima del disastro. La questione, accantonata in Appello, resta centrale per i familiari delle vittime e per la Procura, che sperano in una revisione.
Oggi è in programma la lunga relazione della Procura Generale, quindi le parti civili; nell’udienza di domani parola alle difese per una sentenza che dovrebbe giungere tra domani sera e venerdì mattina.
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