Terni Tomorrow
Accedi
Cerca
Close this search box.

Il lavoro a Terni è sempre più sottopagato: meno della media nazionale

Secondo la Cgia di Mestre i lavoratori dipendenti nel settore privato nel ternano hanno retribuzioni molto basse

La provincia di Terni ha assistito a un marcato calo demografico nel 2021, quando ha visto la partenza di 4.921 residenti, di cui la maggior parte si è trasferita altrove in Italia e una parte all’estero. Questa fuga può essere in parte attribuita alle condizioni economiche locali. In un recente sudio infatti la Cgia di Mestre ha evidenziato che i lavoratori dipendenti nel settore privato della provincia guadagnano meno della media nazionale, con una media annua di 19.368 euro che è di circa 2.230 euro inferiore. Perugia segue una tendenza simile, mostrando uno scarto ancora maggiore dalla media nazionale e posizionandosi ancora più in basso nella classifica retributiva italiana.

Le risultanze dello studio

Il dossier dell’ufficio studi degli artigiani mestrini sottolinea un contrasto notevole tra le retribuzioni nelle diverse parti dell’Italia, dove città come Milano spiccano con una media annua di 31.202 euro, grazie all’impatto di settori ad alta produttività come l’automobile di lusso, la meccatronica e l’agroalimentare. Queste industrie garantiscono stipendi ben superiori a quelli di province come Nuoro e Cosenza e particolarmente a Vibo Valentia, che registra le retribuzioni medie più basse in Italia.

L’analisi sottolinea che gli squilibri retributivi tra le diverse aree del Paese rimangono notevoli. Mentre il settentrione italiano beneficia della presenza di multinazionali e industrie di settore che pagano stipendi elevati, il sud lotta con la diffusione del lavoro irregolare che continua a comprimere i salari. È stato osservato che la contrattazione collettiva nazionale del lavoro non ha prodotto gli effetti desiderati nel mitigare queste differenze.

Mancanza di contrattazione decentrata

Cgia nota, inoltre, che quando si confrontano i salari dei lavoratori dello stesso settore ma in aree geografiche differenti, le disparità territoriali tendono a ridursi. Tuttavia, la mancanza di una diffusa contrattazione decentrata in Italia impedisce agli stipendi di adeguarsi all’inflazione e al costo della vita locale, portando a discrepanze anche con altri paesi europei.

In conclusione, il dossier suggerisce che la questione dei lavoratori con retribuzioni basse non deriva tanto dai minimi tabellari insufficienti, quanto piuttosto dall’uso eccessivo di contratti a tempo parziale e dalla necessità di lavorare un numero di giornate inferiore durante l’anno. Di conseguenza, anziché introdurre un salario minimo per legge, sarebbe più efficace contrastare l’abuso di certe forme contrattuali e sostenere una distribuzione più equa del lavoro produttivo.

Subscribe
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments

Articoli correlati

Sabato 9 evento al Valentino con Gozzi di federacciai ed altri esponenti della Filiera. Spinelli...
Il segretario Uil Molinari: "Basta con i subappalti, il nuovo codice ha peggiorato le cose....

Altre notizie

Terni Tomorrow