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Condannata a rimborsare 200.000 Euro per attività professionale non autorizzata

Tribunale ordina il risarcimento di 200.000 Euro dopo le indagini della Guardia di Finanza

In un recente sviluppo giuridico, un’impiegata comunale di Cascia è stata sottoposta a un severo provvedimento legale, con un ordine del tribunale di rimborso pecuniario sostanziale per il suo ente di appartenenza. La decisione, emanata dalla magistratura contabile sotto la guida del presidente del tribunale, stabilisce che l’importo di 200.000 euro sia versato come risarcimento dall’impiegata all’ente locale.

La situazione è venuta alla luce a seguito di un’inchiesta della Guardia di Finanza che ha evidenziato come l’impiegata avesse intrapreso attività professionali parallele non consentite. Il caso ha preso una svolta pubblica nell’autunno del 2021, con la rivelazione delle attività non dichiarate dell’impiegata, che lavorava come contabile freelance senza l’approvazione necessaria.

Il risarcimento inizialmente chiesto dall’autorità giudiziaria era di 326.000 euro, corrispondente alla stima dei guadagni illeciti dell’impiegata dal 2017 al 2022, ma la cifra è stata poi ridotta nel corso del processo. Durante le udienze, la difesa ha tentato di invalidare le accuse basandosi sulla prescrizione dei fatti del 2017 e ha sollevato questioni sulla condotta delle indagini finanziarie, affermando violazioni procedurali che avrebbero potuto invalidare i risultati dell’indagine. Tuttavia, il giudizio ha confermato la responsabilità e l’intenzionalità dell’impiegata, come risulta dalla sentenza che attesta l’azione deliberata e consapevole di condurre attività non approvate mentre si dichiarava il contrario al suo datore di lavoro comunale.

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