Da mesi, il consultorio familiare di Orvieto si trova in una situazione preoccupante: l’assenza di un ginecologo o una ginecologa ha lasciato un vuoto nell’offerta di servizi sanitari fondamentali per le donne di tutte le età del distretto sanitario. Annamaria Laudadio, segretaria della lega Spi Cgil di Orvieto, e Carolina Galeazzi della Fp Cgil di Terni, hanno sollevato il problema, evidenziando come, da fine ottobre, sia stato negato alle donne il diritto a effettuare visite ginecologiche.
I consultori familiari, pensati per essere strutture a bassa soglia e quindi facilmente accessibili, specialmente da gruppi di popolazione a rischio, si trovano ora a negare servizi essenziali. L’assenza di una figura ginecologica limita gravemente l’accesso a prestazioni critiche come la prescrizione di farmaci anticoncezionali orali, l’inserimento o la rimozione di Iud (dispositivo intrauterino), nonché la possibilità per le minorenni di ottenere la pillola del giorno dopo o un supporto per l’interruzione volontaria di gravidanza.
Laudadio e Galeazzi descrivono questa situazione come “l’ennesimo segnale dello smantellamento di servizi fondamentali per le donne”, criticando uno spostamento forzato verso le cure ospedaliere che comporta una maggiore medicalizzazione e privatizzazione dei servizi sanitari. Segnalano inoltre una pratica medica che diventa sempre meno relazionale e più tecnicistica, a discapito delle necessità e della salute delle donne.
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