Il carcere di Sabbione sta vivendo una fase critica, tanto da essere etichettato dal Sindacato autonomo ruolo agenti penitenziaria (SARAP) come una “bomba a orologeria” e un istituto di “massima insicurezza”. L’ultimo recente episodio a Sabbbione con il tentato omicidio di un poliziotto, è stato l’apice. Queste gravi affermazioni hanno spinto il sindacato a sollecitare un incontro urgente con il Prefetto di Terni, sottolineando l’acuta necessità di affrontare le problematiche interne alla struttura.
Roberto Esposito, segretario generale aggiunto del SARAP, ha dettagliato una serie di questioni critiche che richiedono una risposta rapida. “Il sovraffollamento è insostenibile,” ha affermato Esposito, evidenziando che “la popolazione detenuta supera di molto la capacità del carcere”. Questo sovraffollamento ha creato un ambiente pericoloso, con violenze frequenti tra i detenuti e attacchi al personale.
In particolare l’ultimo episodio è andato in scena ancora nei giorni scorsi, quando un detenuto è uscito dalla cella ed ha preso a pugni un agente: mandibola rotta, venti giorni di prognosi.
Oltre alla questione incidenti, il sindacato sottolinea come l’insufficiente numero di personale di polizia penitenziaria stia minando la sicurezza di tutti all’interno del carcere, rendendo difficili la prevenzione e il controllo di situazioni critiche come fughe e proteste.
Il sindacato, pertanto, chiede “un intervento urgente da parte del Prefetto per risolvere queste criticità che minacciano la stabilità e l’efficacia del sistema penitenziario di Terni”. La richiesta di aprire un tavolo di confronto è vista come essenziale per discutere e mitigare le problematiche descritte.
“È vitale garantire un ambiente sicuro sia per il personale che per i detenuti,” ha concluso il sindacato, esprimendo la speranza che le proprie preoccupazioni vengano ascoltate e che si agisca concretamente per migliorare la situazione.
Sulla stessa vicenda intervengono anche Sappe, Fnp Cisl e Cgil: “Oltre a quell’episodio – dicono.- gli agenti hanno salvato un detenuto che
aveva provato ad impiccarsi, motivo? Non vuole più stare a Terni. Nella serata altra aggressione verso un collega, un detenuto, questa volta
italiano, psichiatrico, sferra un pugno ad un collega perché voleva parlare con il comandante. Risultato? Il collega accompagnato al pronto soccorso: sei giorni di prognosi.
E aggiungono: “Ci aggrediscono? Dobbiamo sperare che non ci uccidano. Cosa rispondere al collega che ci dice: “Ormai non sappiamo più cosa fare. Quale delle Istituzioni se la sente di rispondere al collega? Noi rispondiamo proclamando nell’immediato lo stato di agitazione ed al
contempo si metteranno in atto tutte le forme di protesta”
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