Malattie professionali, impennata nel ternano: quasi 500 denunce in tre mesi

Il dato è emerso dall'Inail nel corso dell'evento di Bevagna sulla sicurezza organizzato da Fim Cisl e Filca Cisl: crescita del 50 percento. Il segretario regionale Giorgi: "Aziende capiscano che sicurezza vuol dire maggior rendimento"

Soltanto nei primi tre mesi del 2024, il ternano ha fatto registrare un dato inquietante: 496 denunce per malattie professionali: oltre la metà in più rispetto allo stesso periodo del 2023 (erano 329). Un aumento esponenziale, molto di più che nella provincia di Perugia che è tre volte più grande ma dove lo stesso fenomeno è aumentato del 26 percento, passando da 888 a 1047. Il dato arriva dall’Inail dell’Umbria ed è stato illustrato a Bevagna nel corso dell’incontro “La sicurezza si costruisce insieme!”, tavola rotonda organizzata da Filca e Fim Cisl regionali.

Dati allarmanti, che fanno il paio con la crescita degli infortuni sul lavoro sempre nel confronto col trimestre 2023 e una diminuzione del fenomeno complessiva su base annua molto più bassa che nel resto d’Italia (2,9 percento contro 12). E se le morti sono scese invece da 9 a 5, quasi tre quarti delle 2000 aziende visitate dall’ispettorato del lavoro nel 2023 (il 65 percento) è risultata irregolare.

Edilizia e metalmeccanica, settori trainanti dell’economia regionale, scontano un problema annoso comune ed è per questo che gli stakeholder del settore si sono seduti attorno ad un tavolo non solo per discutere, ma anche per formulare proposte concrete. “L’Umbria ha il record negativo di morti ed incidenti: c’è stato un lieve miglioramento della situazione, ma le cose non cambiano. Non bisogna fare sicurezza solo quando ci sono i fondi destinati. C’è una mancanza di cultura, gli imprenditori devono investire in sicurezza, devono capire che un’azienda più sicura è più produttiva e i lavoratori devono rifiutarsi di lavorare dove non c’è sicurezza”, sottolinea il segretario regionale Cisl Umbria Gianluca Giorgi.

I due segretari nazionali di settore intervenuti, Valerio D’Alò (Fim Cisl) e Claudio Sottile (Filca Cisl) disegnano un quadro a tinte foschissime. “Se non interrompiamo la catena del massimo ribasso troveremo sempre l’anello debole della catena – sottolinea il leader dei metalmeccanici -Abbiamo trovato casi di lavoratori cui mancavano anche i Dpi, con cinture per la sicurezza cucite dalla moglie o dalla madre. Bisogna lavorare su questo”.  “Bisogna accorciare la catena dei ribassi perché più è lunga la catena e più ci sono problemi”, aggiunge Sottile, ricordando come il 17 settembre la questione sarà a oggetto di una manifestazione delle sigle europee.  Le associazioni datoriali, rappresentate nell’evento dal direttore di Confindustria Simone Cascioli hanno una vsione diversa: “Non è il subappalto in sé che va combattuto, perché è un modo per far lavorare quasi sempre piccole e medie imprese. La questione è come lo si attua: non bisogna darlo dove il costo del lavoro è pagato sotto il minimo tabellare”. E aggiunge: “Servono certezza del diritto e tempi brevi per punire chi sbaglia, altrimenti avremo ancor aaltre  Firenze, Brandizzo  Latina. E servono dati più specifici sui casi che si verificano, per poter agire in maniera mirata: inutile mandare ispezioni ad aziende che sono virtuose da anni”.

Innovazione, formazione, prevenzione, cultura della sicurezza, percezione del rischio. E poi un’azione comune di tutte le parti sociali, all’insegna della collaborazione e della concertazione. Le proposte dei due comparti muovono attorno a queste semplici azioni: “Escludere dagli appalti le aziende non virtuose”, dice  ancora Giorgi. Gli fanno eco i segretari regionali di settore, Simone Liti e Giuliano Bicchieraro: “Bisogna creare una cultura della sicurezza, perché vanno bene le nozioni teoriche, ma è sul campo che si fa la vera sicurezza. E bisogna formare adeguatamente i responsabili della sicurezza e le Rsu nei luoghi di lavoro affinchè siano le sentinelle vigili affinché si operi in condizioni di massima sicurezza e tutela della salute”

“Le buone pratiche, gli investimenti non sono mai inutili- conclude Cinzia Frascheri, del dipartimento salute e sicurezza della Cisl nazionale- Stiamo attenti a non minimizzare le norme, non sempre l’esperienza basta, le norme non sono noiose, sono una tutela. Serve un patto sociale che inizi dalla formazione, pretendere l’applicazione del protocollo sanitario, denunciare e segnalare all’ispettorato del lavoro. Diversamente si è conniventi al sistema”.

Redazione

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