Niente rette, niente cibo. Il Comune di Terni sceglie la strada drastica per far fronte al buco enorme riscontrato relativamente alle rette per la mensa nei servizi educativi comunali. Con un annuncio sul sito istituzionale, Palazzo Spada detta la linea: chi non paga gli arretrati resta senza cibo. Una strada già percorsa – non senza problemi – da altri comuni italiani (clamoroso quello di qualche anno fa di Adro, nel bresciano) ma Palazzo Spada che è stato costretto dai numeri: dalle casse comunali mancano 500.000 euro e si tratterebbero, a quanto sembra, non solo famiglie indigenti ma anche altre il cui Isee non darebbe adito a problemi.
Parliamo di un servizio mensa – da anni in appalto alla Gemos di Faenza – che sforna 4000 pasti al giorno, non solo per gli studenti, ma anche per docenti e personale Ata. Il problema è quindi forte, anche perchè le rette – finora ferme a 7 anni fa – sono aumentate del 10 percento e quindi il buco rischia di allargarsi. L’assessore Viviana Altamura, che ha parlato della questione proprio nei giorni scorsi, quando è stato presentato il nuovo piano pasti per i Sec, sa bene che potrebbero crearsi situazioni spiacevoli: “Stiamo chiamando le famiglie dei mororsi per capire la situazione e mettere a punto un programma mirato per ciascuna famiglia. Non ci saranno bambini che non potranno sedere a mensa”. Anche la Gemos ha predisposto pasti personalizzati, nella speranza che la situazione si sistemi, ma è una gatta da pelare rognosissima per il Comune, soprattutto se dovesse trovarsi costretto a mettere in pratica quanto indicato dall’avviso.
I pasti vengono preparati da 32 diverse cucine nelle scuole del territorio e altre sono pronte per essere attivate grazie al Pnrr: “È importante comprendere la dimensione, complessità e capillarità di un sistema di ristorazione scolastica, reale servizio al cittadino, che peraltro vedrà nei prossimi mesi una nuova sfida, quella relativa al nuovo affidamento della concessione, con contenuti innovativi e di sviluppo”, dice l’assessore che insiste su questo tasto che continua a differenziare Terni dal resto d’Italia: “Mentre l’andamento generale a livello nazionale è stato ed è quello di ridurre le cucine in loco a favore di un pasto veicolato da cucina centralizzata, con una notevole riduzione dei costi per l’Ente ma a discapito della qualità e del gradimento, il comune di Terni ha scelto di mantenere aperte le attuali cucine, ma anche potenziandole e rinnovandole”
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