Baby squillo fra Viterbo e Terni, giro da 1500 euro al giorno: coinvolte diverse minorenni

Due case d'appuntamenti, una nel Lazio e una a Terni: a processo tre rumeni. Una delle prostitute era la nipote di due dei tre indagati. I tre rumeni erano stati arrestati a maggio del 2015.

Un giro terribile di prostituzione minorile con ragazzine trasportate da Viterbo a Terni. A processo davanti al giudice del tribunale della città laziale  per associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione, non solo minorile sono tre rumeni, una coppia e un uomo di 45 anni. Secondo l’accusa i tre avrebbero messo e mantenuto in piedi il giro di baby squillo, tra cui una diciassettenne e una appena maggiorenne, nel centro storico di Viterbo. Una delle giovani escort sarebbe stata la nipote della coppia. Ne riferisce Viterbo Today.

Le vicende si riferiscono al 2022 quando a Viterbo fu chiusa la casa in località San Faustino dove le ragazze venivano fatte prostituire, ma il trio è in carcere dal 2015, quando nell’ambito di una maxi restata anti-prostituzione vennero scoperte diverse minorenni tra le donne reclutate dai tre dalla Romania.

Secondo l’accusa, il quarantacinquenne avrebbe gestito una sorta di casa di appuntamenti  e avrebbe avuto il controllo delle baby squillo. Un giro vasto, ripercorso dagli inquirenti viterbesi, attraverso indagini, pedinamenti e intercettazioni. Come ricostruito davanti al collegio dei giudici dal maresciallo Piergiorgio Scoparo, oggi comandante dei carabinieri di Bolsena ma all’epoca in servizio al Norm di Viterbo: “Gli allora indagati parlavano di prezzi e guadagni, con i soldi che venivano gestiti dal quarantacinquenne. Si lamentavano che stavano perdendo clienti e ragionavano sul mettere annunci online e di sostituire le ragazze per una maggiore “appetibilità” Di sostituirle tra Viterbo e Terni, dove c’era un’altra casa d’appuntamenti. Monitoravano le giovani, assicurandosi di non lasciarle mai sole”

Dagli sms è emerso un flusso costante nell’abitazione, con gente in fila ad aspettare e ragazze a cui veniva intimato di fare presto con i clienti per non far perdere troppo tempo. L’uomo, secondo quanto emerge delle indagini, accompagnava le ragazze a fare la spesa e le commissioni, si faceva consegnare gli incassi, e si occupava in prima persona  anche della pubblicità tramite gli annunci su siti internet con cui avrebbe contrattato prezzi e durata della pubblicazione. Ed avrebbe sempre lui stabilito anche  il tariffario delle prestazioni, che potevano comprendere pure dei servizi a domicilio.

Un giro d’affari da 1500 euro al giorno, con il 20-30 percento che andava alle ragazze che venivano pagate dai 50 ai 200 euro a prestazione. Interrogato dai giudici, l’uomo ha negato però di avere accompagnato le ragazze a Terni “dove sono andato solo una volta a recuperarle perché avevano rubato dei vestiti”. Secondo il principale accusato era invece la coppia a gestire il traffico e anzi fra lui e una delle ragazze sarebbe nata anche una breve storia d’amore. Il processo è stato rinviato al 22 ottobre per la discussione.

Redazione

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