Rigopiano, confermata la condanna per l’ex prefetto Provolo e appello da rifare per altri 6

Arriva la sentenza della Cassazione sulla tragedia in cui 7 anni fa perse la vita il receptionist ternano Alessandro Riccetti insieme ad altre 28 persone. Fra coloro che dovranno affrontare un nuovo processo anche l'ex sindaco di Farindola Lacchetta

Arriva dopo un rinvio di alcuni giorni “per la complessità del processo” la sentenza della Corte di Cassazione in merito alla tragedia dell’Hotel Rigopiano, a Farindola, Abruzzo, travolto da una valanga il 18 gennaio 2017, causando la morte di 29 persone fra le quali il receptionist ternano Alessandro Riccetti. La sentenza ha confermato la condanna di Francesco Provolo, ex prefetto di Pescara, a 1 anno e 8 mesi per i reati di rifiuto di atti d’ufficio e falso.

La decisione della Cassazione ha visto poi l’accoglimento della richiesta di nuovo processo per sei persone, tra cui i dirigenti della Protezione Civile regionale dell’Abruzzo e l’ex sindaco Ilario Lacchetta. Questi ultimi, pur essendo stati assolti in appello, dovranno ora affrontare una nuova valutazione della loro posizione da parte della Corte di Appello di Perugia, che ora prenderà in mano in processo. La vicenda si riapre, quindi, per una nuova fase giudiziaria che potrebbe portare a sviluppi significativi, dopo che in precedenza erano state respinte le accuse principali per negligenza e responsabilità diretta nella tragedia.

L’indagine iniziale aveva rivelato gravi inadempienze e negligenze da parte di coloro che erano incaricati della sicurezza e della gestione del territorio, compreso l’ex prefetto Provolo, accusato di aver omesso azioni decisive che avrebbero potuto prevenire il disastro.

Le accuse e le omissioni: negligenza e responsabilità

Nel corso del processo, la procura aveva sostenuto che la tragedia di Rigopiano non fosse stato un evento casuale, ma che si trattasse piuttosto di un disastro prevedibile e quindi evitabile. La mancata convocazione della commissione valanghe e l’assenza di misure preventive come lo sgombero dell’hotel, sono state ritenute fattori determinanti nella dinamica della tragedia. In particolare, l’ex sindaco Lacchetta è stato accusato di non aver gestito correttamente l’emergenza, non avendo comunicato l’isolamento del territorio già noto sin dalle prime ore del 18 gennaio.

La Cassazione ha ritenuto che, nonostante la condanna per rifiuto di atti d’ufficio e falso a Provolo, le indagini abbiano lasciato aperte altre gravi accuse, come omicidio colposo e lesioni colpose, alle quali l’ex prefetto potrebbe essere ancora chiamato a rispondere.

I familiari delle vittime: «Finalmente giustizia»

A quasi sette anni dal disastro, i familiari delle 29 vittime hanno accolto con soddisfazione la decisione della Cassazione. “Oggi qualcosa ci è stato dato, rispetto a quello che ci era stato tolto in primo e secondo grado”, hanno dichiarato, esprimendo un cauto ottimismo in vista dell’appello bis che riguarderà i sei accusati. L’avvocato Massimiliano Gabrielli, che rappresenta alcuni dei familiari, ha commentato: “Per una volta la Cassazione ha garantito un po’ di giustizia in più”, riferendosi alla possibilità che il processo possa andare avanti e garantire finalmente un risarcimento per le vittime.

Per Antonella Pastorelli, madre di Riccetti, la sentenza è  “una decisione che ci restituisce un pò di fiducia, non i nostri cari. La speranza è che questa tragedia abbia insegnato qualcosa alle istituzioni, a tutti”. Parlando all’Ansa sottolinea che”Potevano essere salvati, quel maledetto giorno  se solo ci fosse stata la consapevolezza della situazione e chiarezza sulle azioni da attuare”.

La protezione civile e la mancanza di preparazione

Tra gli aspetti più rilevanti sollevati dalla Corte c’è la mancanza di un piano di gestione delle emergenze adeguato in un’area ad alto rischio valanghivo, come era l’area di Farindola. Le linee guida per la protezione civile avevano segnalato la presenza di un pericolo valanghe significativo, ma l’ordinanza di sgombero dell’hotel non venne mai emessa, nonostante i segnali di allarme evidenti sin dalle prime ore del 18 gennaio. Questo ha portato a un’accusa di imperizia e inadeguatezza da parte delle autorità locali e regionali, che non intervennero tempestivamente per salvaguardare la vita delle persone presenti nell’hotel.

Prossimi sviluppi: il nuovo processo

Con il nuovo appello in corso, la Corte di Appello di Perugia dovrà ora esaminare con attenzione le responsabilità individuali di ogni imputato e decidere se confermare o modificare le condanne precedenti. In particolare, il nuovo processo potrebbe portare alla rivalutazione delle accuse di disastro colposo e delle responsabilità in capo ai dirigenti della protezione civile, che ora dovranno affrontare un ulteriore scrutinio.

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